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Impatto delle spese correnti nel lungo termine

L'impatto delle spese correnti di un fondo


18Lug2021

Information
Andrea Fondi, Sicav, ETF 1470 hits
Prima pubblicazione: 17 Luglio 2020

«Watch the costs and the profits will take care of themselves».

Andrew Carnegie

Le spese correnti sono una voce di costo del Total Expense Ratio (TER) dei fondi.

Pur essendo decurtate ogni giorno dal NAV di ciascun fondo, le spese correnti vengono generalmente espresse da un valore percentuale misurato su base annuale. 

Le spese correnti hanno un impatto rilevante sui rendimenti di un investimento di breve e, soprattutto, di medio e lungo termine.

Lo scopo di questo articolo è quantificarlo: capire esattamente a quanto corrisponda, in euro, una certa percentuale in più di spese correnti.

I calcoli delle seguenti analisi sono stati effettuati utilizzando il servizio di Analisi PAC di Dedalo Invest.

Indice

Impatto delle spese correnti in un PAC

Impatto delle spese correnti in un PAC
Robert Goodnough, Impact (1971)

«Fast food is popular because it's convenient, it's cheap, and it tastes good. But the real cost of eating fast food never appears on the menu».

Eric Schlosser

Il fondo selezionato per l'analisi è Capital Group Global Equity Fund (LUX). 

I motivi di questa scelta sono due:

  • L'esistenza di una classe retail e di una classe istituzionale del fondo
  • La lunga serie storica disponibile di entrambe le classi

Il PAC ipotizzato è di 1200 euro al mese. Nello specifico, l'analisi è stata svolta su un PAC trentennale, ma sono disponibili anche i risultati dei PAC di durata inferiore.

Diamo per scontato che l'investitore che costruisce un PAC del genere dovrebbe avere:

  • Una riserva di liquidità che gli permetta di far fronte a spese non preventivate.
  • Un'alta capacità di sopportazione del rischio, direttamente proporzionale a variabili come la lunghezza dell'orizzonte temporale, il reddito atteso e il patrimonio netto dell'investitore.
  • Un'alta volontà di sopportazione del rischio, direttamente proporzionale alla propensione al rischio dell'investitore (nell'ipotesi che il PAC azionario costituisca una parte rilevante del suo investimento finanziario complessivo).

Abbiamo simulato in modalità rolling 66 PAC trentennali. La classe inizialmente scelta è la B (ISIN: LU0114999021). Il periodo di analisi è compreso tra gennaio 1985 e luglio 2020.

I risultati ottenuti sono stati i seguenti:

01 PAC Capital Group B

Tra le molte informazioni relative ai PAC di diverse durate (in mesi) riportate nella tabella, quelle cerchiate in rosso sono rilevanti: in media, i 66 PAC a rate costanti di 1200 euro hanno generato una somma finale di 1.195.714 a fronte di un versamento complessivo di 432.000 euro (360 rate da 1200 euro ciascuna).

Il fondo analizzato è a gestione attiva. I fondi a gestione attiva hanno un costo molto più elevato di quelli a gestione passiva. 

Quanto influisce questo maggior costo nella performance di un PAC di lungo termine?

Le spese correnti di questo fondo sono dell'1,66% all'anno. Come è noto, le spese correnti di un fondo a gestione passiva (ETF) azionario globale, sempre ad accumulazione dei proventi, sono molto inferiori: ad esempio, le spese correnti dell'ETF iShares Core MSCI World UCITS ETF USD (Acc) (EUR) | SWDA, uno dei più utilizzati di questa categoria, sono dello 0,20% all'anno.

La differenza annuale è quindi pari all'1,46%. Sembra poco ma, proiettata su un periodo di 30 anni, produce un impatto enorme sul risultato finale.

Per quantificare la differenza con un ETF, l'ideale sarebbe poter effettuare lo stesso backtest sull'ETF iShares. Purtroppo, esso non dispone di una serie storica di pari lunghezza (gli ETF sono prodotti finanziari relativamente recenti).

Ipotizziamo comunque – per assurdo – che l'ETF esistesse già nel 1985 e avesse ottenuto gli stessi rendimenti del fondo Capital Group Global Equity Fund (LUX) B (EUR), ma con un costo annuale di gestione inferiore e pari proprio allo 0,20% all'anno.

Che somma totale avremmo generato costruendo un PAC di 30 anni sull'ETF?

Per rispondere a questa domanda, possiamo procedere in 2 modi:

  • Dalla tabella precedente conosciamo il rendimento annualizzato medio dei PAC trentennali sul fondo Capital Group Global Equity Fund (LUX) B (EUR). Ci aggiungiamo quindi l'1,46% all'anno (il risparmio commissionale annuale), in modo da calcolare la somma finale di un PAC trentennale dal rendimento medio annualizzato del 7,56% (6,10% + 1,46%): il risultato sarebbe stato di circa 1.566.240 euro. 370.526 euro in più.
  • Ancora meglio: esiste una classe istituzionale del fondo Capital Group Global Equity Fund (LUX). Si tratta della classe C: il nome completo del fondo è Capital Group Global Equity Fund (LUX) C (EUR) - EUR (ISIN: LU0115000050).
    I fondi istituzionali sono esattamente uguali a quelli retail, ma sono accessibili soltanto – appunto – agli investitori istituzionali, ovvero degli operatori professionali.
    Di nuovo: il fondo è uguale in tutto e per tutto al precedente, con una sola piccola differenza dalle conseguenze enormi: le spese correnti sono molto inferiori. Nella fattispecie, sono soltanto dello 0,15% all'anno: addirittura meno dello 0,20% dell'ETF.
    Che somma finale avrebbero generato, in media, i 66 PAC simulati in precedenza sullo stesso fondo – ma dell'altra classe – la C?
    Vediamo il risultato:

02 PAC Capital Group C

1.622.259 euro! 426.545 euro in più della classe B.

Alcune considerazioni:

  • La somma finale dell'ETF sarebbe stata in realtà un po' superiore o inferiore a quella del fondo Capital Group: questo è un fondo a gestione attiva e, per avere un'idea più precisa del risultato di un ETF, dovremmo analizzare più in dettaglio il fondo stesso, provando a rispondere a questa domanda: i gestori di questo fondo, al netto delle commissioni, hanno performato meglio o peggio della media del mercato? Per semplicità, ipotizziamo che il rendimento del fondo sia stato pari alla media del mercato.
  • Un fondo a gestione attiva o un ETF azionario globale diversifica al massimo l'investimento, in quanto il sottostante è composto da azioni appartenenti a società di molti settori e geograficamente distribuite in quasi tutto il mondo.
    Il PAC, come strategia di investimento, aggiunge a questa diversificazione "spaziale" anche quella "temporale": si compra un po' alla volta e si diluisce l'investimento in un periodo di tempo molto lungo (30 anni, appunto). Si diversifica quindi al massimo, pur rimanendo nel contesto del mercato azionario.
  • 1.200 euro al mese sono tanti e un risparmio del genere non se lo possono permettere in molti. Se il PAC fosse stato di 120 euro al mese, una somma decisamente più accessibile, la differenza finale sarebbe stata pari a una cifra comunque importante: 42.655 euro.
  • Un PAC trentennale di 1200 euro mensili che iniziasse oggi su un ETF azionario globale genererebbe quindi un milione e 600 mila euro fra 30 anni? Più di 420 mila euro in più di un fondo azionario globale a gestione attiva? Nessuno può saperlo: l'analisi del passato offre indicazioni preziose sul futuro, che ci permettono di generare delle stime sui rendimenti futuri ma non ci danno alcuna garanzia che queste stime siano corrette. Si può ipotizzare che non si discostino troppo dalla realtà, a condizione che i mercati azionari globali continuino il loro trend di crescita di medio/lungo periodo, come avvenuto negli ultimi 200 anni (ad oggi non c'è motivo per dubitare che questo trend continui). Nello stesso tempo, nessuno può escludere che possa verificarsi un cambiamento strutturale che comporti dinamiche di mercato differenti.
  • Non abbiamo esaminato altre importanti misure statistiche come la volatilità, il massimo drawdown, ecc. Queste misure potrebbero anche essere favorevoli al fondo Capital Group e sta a ciascun investitore stabilire se siano sufficienti o meno a compensare la differenza di rendimento.
  • Il fondo Capital Group Global Equity Fund è risultato molto utile in queste simulazioni perché dispone di una classe istituzionale e una retail: il confronto dei costi è stato effettuato con la massima precisione, dato che non c'è da ipotizzare che la differenza di rendimento sia imputabile alle scelte del gestore.

Attenzione quindi alle spese correnti di un fondo: l'1,46% all'anno di differenza può sembrare poco – ed è poco – in un'ottica di breve termine: nel lungo termine, però, può significare – come nel caso esaminato – una differenza di 425.000 euro!

I risultati delle analisi sulle durate più brevi dei PAC (2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10, 15, 20 e 25 anni) possono essere verificate confrontando le righe "Somma finale" delle due tabelle.

Più il PAC è corto, e più questa differenza è minore: anche nei PAC più brevi (2 anni), comunque, la somma finale della classe C rispetto alla B è stata in media superiore di 474 euro. Niente di comparabile con quella dei PAC trentennali, ma rimane pur sempre una cifra non irrisoria.

Impatto delle spese correnti in un PIC

Impatto delle spese correnti in un PIC
Thomas Cole, The Clove, Catskills (Double impact) (1827)

«Price is what you pay. Value is what you get».

Warren Buffett

Oltre che in un PAC, può essere interessante quantificare l'impatto, in euro, di una differenza dell'1,51% di spese correnti in un investimento in un'unica soluzione (PIC).

Per far questo, abbiamo effettuato le solite simulazioni sul fondo a gestione attiva Capital Group Global Equity Fund (LUX) nelle 2 classi B e C: la prima è la classe retail e la seconda istituzionale.

L'investimento simulato è stato pari a 100.000 euro.

Vediamo i risultati ottenuti sulla classe B (retail, spese correnti 1,66%):

03 PIC Capital Group B

I risultati sulla classe C del fondo (classe istituzionale con spese correnti dello 0,15%) sono stati invece i seguenti:

04 PIC Capital Group C

Come nel caso precedente, nel breve termine le differenze sono state di poco conto. Ma nel lungo termine, le diverse spese correnti hanno prodotto un impatto notevole:

  • Con lo 0,15% di spese correnti, un PIC trentennale avrebbe trasformato 100.000 euro in 1.041.727 euro (rendimento del 941,73%, valore medio di 66 PIC).
  • Con l'1,66% di spese correnti, un PIC trentennale avrebbe trasformato 100.000 euro in 660.087 euro (rendimento del 560,09%, valore medio di 66 PIC).

A parità di tutto il resto, si tratta di una differenza di ben 381.640 euro!

Non è stato purtroppo possibile effettuare un confronto altrettanto preciso tra un fondo a gestione attiva e un ETF, dato che la composizione sarebbe stata diversa.

Inoltre, soprattutto sulle durate brevi, può accadere che la gestione attiva performi meglio di quella passiva, nonostante le più alte spese correnti.

Nel lungo termine, però, è ipotizzabile che il gestore attivo generi dei rendimenti in media con il mercato, alternando annate buone ad annate meno felici (30 anni sono tanti).

La differenza di rendimento, in tal caso, verrebbe prodotta soltanto dalle spese correnti, con un impatto sulle somme finali estremamente elevato.

Come si deduce da questa analisi, minimizzare le spese correnti degli strumenti finanziari inseriti nel nostro portafoglio è fondamentale.

L'uso degli ETF è la scelta più logica ed efficiente per produrre questo risultato.

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