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Fondi, Sicav, ETF

Fondi Comuni, Sicav ed ETF


15Lug2020

Information
Andrea Fondi, Sicav, ETF 2019 hits
Prima pubblicazione: 07 Marzo 2016

«Derivatives are financial weapons of mass destruction».

Warren Buffett

I fondi comuni d'investimento, le SICAV e gli ETF (che, tecnicamente, sono una particolare forma di fondo comune d'investimento o di SICAV), rientrano tra gli OICR (Organismi d'Investimento Collettivo del Risparmio, disciplinati alla lettera k dell'articolo 1 del Testo Unico della Finanza).

Gli OICR sono organismi istituiti "per la prestazione del servizio di gestione collettiva del risparmio, il cui patrimonio è raccolto tra una pluralità di investitori mediante l'emissione e l'offerta di quote o azioni, gestito in monte nell'interesse degli investitori e in autonomia dai medesimi nonché investito in strumenti finanziari, crediti, inclusi quelli erogati, a favore di soggetti diversi da consumatori, a valere sul patrimonio dell'OICR, partecipazioni o altri beni mobili o immobili, in base a una politica di investimento predeterminata".

Indice

Fondi Comuni d'Investimento e Sicav

Fondi Comuni d'Investimento e Sicav
Carlos Saenz de Tejada, Founding act of the Municipal Savings Bank of Vitoria in 1850 (XX sec.)

«I've found that when the market's going down and you buy funds wisely, at some point in the future you will be happy».

Peter Lynch

Il Decreto Legislativo n° 58/98 definisce il Fondo Comune di Investimento come “il patrimonio autonomo, suddiviso in quote aventi il medesimo valore, di pertinenza di una pluralità di partecipanti, gestito in monte”.

I Fondi Comuni di Investimento sono stati disciplinati per la prima volta in Italia con la Legge n° 77 del 23 marzo 1983.

I Fondi Comuni di Investimento sono dunque strumenti finanziari che raccolgono il denaro di risparmiatori che affidano la gestione dei propri risparmi ad una società di gestione con personalità giuridica e capitale distinti da quelli del fondo.

Nei Fondi Comuni di Investimento vi è una netta separazione tra investitori e gestori del patrimonio. In particolare, è prevista la presenza di tre soggetti: gli investitori, che apportano i loro risparmi, una società di gestione distinta, detta SGR (Società di Gestione del Risparmio) e la banca depositaria, che detiene il patrimonio (che viene quindi sottratto alla SGR in modo da contrastarne eventuali comportamenti fraudolenti).

Una Sicav (Società di Investimento a CApitale Variabile), invece, è una società per azioni a capitale variabile “avente per oggetto esclusivo l'investimento collettivo del patrimonio raccolto mediante l'offerta di proprie azioni” (articolo 1, comma 1, lettera i del decreto legislativo n. 58 del 24 febbraio 1998).

Le Sicav sono state introdotte nell'ordinamento italiano con il Decreto Legislativo n° 84 del 25 gennaio 1992, in attuazione delle direttive n° 85/611/CEE e n° 88/220/CEE.

Sicav e fondi comuni di investimento sono molto simili. Si distinguono dal fatto che nei fondi comuni l’investitore è titolare di una quota del fondo stesso (che viene amministrata dalla SGR), mentre nelle Sicav l’investitore diventa socio e sottoscrive azioni emesse direttamente dalla società: il capitale sociale della Sicav coincide con il patrimonio amministrato. L'investitore, potenzialmente, è gestore egli stesso del patrimonio conferito.

Le Sicav sono perciò società per azioni che hanno come oggetto esclusivo l'investimento collettivo del capitale della società, ovvero il patrimonio raccolto attraverso l'offerta al pubblico delle proprie azioni. Il valore del capitale di una Sicav sarà sempre in continuo mutamento: aumenterà grazie alle plusvalenze realizzate ed in seguito all'ingresso di nuovi soci; diminuirà in caso di realizzazione di minusvalenze e di rimborso delle azioni.

Sia i Fondi Comuni di Investimento che le Sicav aggiornano il loro valore a fine giornata, al termine delle contrattazioni borsistiche. Il loro prezzo è definito NAV (Net Asset Value).

Gli ETF sono quotati in tempo reale come le azioni, ma hanno anch'essi un NAV, che di solito non si scosta eccessivamente dal loro prezzo di mercato.

I Fondi Comuni si possono distinguere in:

  • Aperti o Chiusi: i primi si caratterizzano per la libertà di entrata e di uscita (intese come sottoscrizione e rimborso delle quote) in qualsiasi momento. I fondi Chiusi, invece, sono costituiti da un ammontare fissato al momento dell'istituzione del fondo: la sottoscrizione delle quote avviene in un'unica soluzione e i sottoscrittori non possono richiedere il rimborso delle quote se non alla scadenza del fondo o in casi eccezionali previsti dal regolamento.
  • Mobiliari o Immobiliari: i fondi mobiliari possono investire il risparmio raccolto in strumenti finanziari quotati o non quotati ma, data la difficoltà di liquidare porzioni di investimenti non quotati, l'investimento dei fondi mobiliari avviene soprattutto in strumenti finanziari quotati. La difficile liquidazione degli strumenti finanziari non quotati, sui quali investono i fondi immobiliari, è alla radice della mancata libertà del sottoscrittore di richiedere in qualsiasi momento il rimborso delle quote.
  • Distribuzione o Accumulazione: i primi distribuiscono i proventi generati dagli strumenti finanziari sottostanti; i fondi ad accumulazione, invece, li reinvestono sistematicamente nel fondo stesso.

In base alle forme di impiego si distinguono poi i fondi azionari da quelli obbligazionari, bilanciati, flessibili e così via.

Altre categorizzazioni di fondi possono essere fatte in base all'area geografica o al settore di investimento.

Benchmark

Il benchmark è un indice di riferimento i cui rendimenti vengono comparati a quelli del fondo. I fondi a gestione attiva hanno come obiettivo quello di battere il benchmark di riferimento.

Naturalmente, il gestore dovrebbe includere nel patrimonio del fondo, sovrappesandoli o sottopesandoli, quei prodotti finanziari che sono inclusi nel benchmark (o che sono a questi molti simili).

Se in un determinato periodo di tempo, ad esempio un anno, il rendimento di un fondo è superiore a quello del suo benchmark, significa che il gestore del fondo ha prodotto una sovra-performance (e viceversa).

Quando questo avviene per più di un periodo consecutivamente, allora il fondo (e, in via indiretta, il gestore) acquisisce notorietà: anche se non può essere escluso, è infatti improbabile che un ottimo risultato, replicato per tanti anni di fila, sia il semplice frutto del caso.

La notorietà acquisita comporterà l'afflusso del capitale di nuovi investitori nel fondo, determinandone quindi la crescita dimensionale.

Battere il benchmark di riferimento è un'impresa molto difficile: il principale motivo è legato alle alte commissioni di gestione applicate dalla maggior parte dei fondi a gestione attiva. È un po' come se una squadra di calcio si giocasse il campionato partendo ogni anno con alcuni punti di penalizzazione: magari il primo o i primi 2-3 anni riesce a recuperare lo svantaggio, ma ripetere l'exploit nel lungo termine diventa un'impresa molto ardua.

Nonostante questo, una minoranza di fondi a gestione attiva riesce a battere il proprio benchmark ed alcuni gestori hanno raggiunto la notorietà mondiale.

Volatilità

I fondi a gestione attiva vengono giudicati troppo spesso solo sulla base dei loro rendimenti o al differenziale coi loro benchmark. In finanza, però, esiste un'altra variabile di fondamentale importanza, che troppo spesso viene trascurata: la volatilità, ovvero la deviazione standard dei rendimenti.

Questa variabile meriterebbe una maggior attenzione da parte di tutti (investitori, consulenti e analisti finanziari), invece di essere relegata ad un ruolo talvolta marginale o circoscritta ad articoli specialistici o accademici.

I fondi a gestione attiva, infatti, hanno mediamente una volatilità inferiore a quella degli ETF. Questo implica che, nei periodi di crisi, la presenza del gestore dovrebbe mitigare almeno parzialmente il crollo dei NAV.

I fondi a gestione attiva possono cioè fornire una certa tutela psicologica agli investitori (soprattutto a quelli meno esperti o con una minore propensione al rischio), che possono trovare conforto nel sapere che la presenza di un gestore potrebbe (il condizionale è d'obbligo) avere un apporto benefico nei momenti di crisi.

Se i fondi a gestione attiva sono molto più cari di quelli a gestione passiva e difficilmente riescono a fare meglio dei loro benchmark, perché utilizzarli?

Innanzitutto perché, piuttosto che fare danni finanziari irreparabili andando ad esempio a comprare azioni di singole società del solo mercato italiano, è decisamente meglio investire in un fondo comune di investimento, anche se a gestione attiva.

Inoltre, perché giudicare uno strumento di investimento soltanto dal costo è sbagliato. Sono d'accordo con chi afferma che il costo è l'unica cosa certa di un investimento; sono assolutamente d'accordo che il costo sia importante. Non deve però essere l'unica variabile da prendere in considerazione.

Quando ha senso scegliere un fondo a gestione attiva

Quand'è, allora, che un fondo a gestione attiva può essere appropriato?

  • Quando vuoi investire in mercati sui quali non esiste un ETF armonizzato equivalente
  • Quando ritieni che il gestore del fondo possa avere un impatto positivo sul rendimento. Un esempio classico è quello dei fondi obbligazionari ed azionari di alcuni mercati emergenti, che si ritiene siano gestibili attivamente in modo proficuo. Un fondo azionario USA, invece, più difficilmente farà meglio di un ETF che replica lo S&P 500
  • Quando la strategia alternativa è peggiore o molto più rischiosa (stock picking, prodotti in leva, trading improvvisato, ecc.)
  • Quando la presenza di fondi a gestione attiva si basa su una strategia di investimento che li richiede espressamente
  • Quando il tuo consulente finanziario è un Cfaofs (ovvero un promotore finanziario, ribattezzato di recente Consulente Finanziario Abilitato all'Offerta Fuori Sede). Di solito, la consulenza che ti viene offerta da un Cfaofs non la paghi in modo diretto, ma attraverso una parte delle commissioni di gestione che sborsi sui fondi a gestione attiva. Cerca comunque di quantificare nella maniera più esatta che puoi il tuo orizzonte temporale d'investimento: se, ad esempio, è di 20 anni e sottoscrivi fondi con una commissione di gestione media dell'1,5%, vuol dire che la commissione totale alla fine sarà del 30% (anche di più, se come auspicabile il valore del fondo crescerà nel tempo)

Infine, i fondi a gestione attiva comportano un rischio in più: il rischio gestore. Il rischio gestore è proprio relativo alla possibilità, non remota, che il gestore non riesca a battere il benchmark di riferimento. Alcuni fondi faranno effettivamente meglio, ma la maggior parte di essi no.

Investendo su un fondo a gestione attiva ti prendi quindi il rischio di far peggio del benchmark, o magari molto peggio: questo rischio con gli ETF non ce l'hai, perché sai fin da subito che l'ETF replicherà il rendimento dell'indice, ovvero del suo benchmark, meno le commissioni (che conosci fin dall'inizio).

E' il rischio che ci si assume per provare a fare meglio del mercato. Qualche investitore indovinerà il fondo giusto: il rischio preso verrà ripagato. Quando questo non avviene, però, il rischio si trasforma in perdita o minor guadagno (rendimento del fondo meno rendimento del benchmark).

ETF

ETF
Eugene Boudin, Rotterdam, the Commodities Exchange Port (1878)

«I do love ETFs. I’m not a big stock picker, and I think, generally speaking, you do better with an index».

Ben Stein

Gli Exchange-Traded Fund (più noti con il loro acronimo ETF) sono fondi negoziati in Borsa come un'azione e caratterizzati da una gestione passiva. 

Gli ETF replicano un benchmark: il numero di titoli che compongono un ETF rispecchia fedelmente quello del suo benchmark (che generalmente è un indice azionario, obbligazionario, settoriale ecc.). Se viene modificato il paniere di titoli inclusi nel benchmark, l'ETF si allinea in modo automatico.

Anche gli ETF sono dei fondi comuni: come anticipato, la loro caratteristica principale è la gestione passiva, che comporta:

  • Costi sensibilmente inferiori di quelli dei fondi comuni d'investimento e delle Sicav a gestione attiva
  • Rendimenti mediamente superiori a quelli dei fondi comuni d'investimento e delle Sicav a gestione attiva

Gli ETF vengono trattati nella fase di Borsa che prende il nome di negoziazione continua, al pari delle azioni e delle obbligazioni: per questo motivo, gli ETF hanno un costo implicito rappresentato dallo spread denaro-lettera del book (libro ordini).

Lo spread è generalmente molto basso negli ETF liquidi ed ha un impatto trascurabile nel caso di acquisti con orizzonti temporali lunghi. In caso di strategie che prevedono molte transazioni, invece, lo spread deve essere tenuto in debito conto: un'operatività con frequenti acquisti e vendite di ETF potrebbe infatti rivelarsi molto costosa.

I fondi a gestione passiva, per come sono concepiti, non possono mai battere il loro benchmark. La cosa non deve sorprendere, dato che il loro obiettivo è quello di replicare gli indici di riferimento il più fedelmente possibile: nella migliore delle ipotesi, dovrebbero generare gli stessi rendimenti.

In realtà, anche i fondi a gestione passiva hanno delle commissioni di gestione che, pur essendo molto inferiori a quelle applicate ai fondi attivi, ne penalizzano il rendimento, rendendolo leggermente inferiore a quello del benchmark sia nel breve che nel lungo termine.

Tutti gli ETF attualmente quotati su Borsa Italiana sono "armonizzati" ed autorizzati dalla Banca d'Italia e dalla Consob.

Anche gli ETF, così come i Fondi Comuni e le Sicav, possono essere a distribuzione o ad accumulazione: i primi distribuiscono i proventi periodicamente; quelli ad accumulazione li reinvestono nell'ETF stesso.

Tutela dell'investitore

Tutela dell'investitore
Honore Daumier, Defense Attorney (1862-1865)

«Go back through football, and you will see that the team with the best defense wins».

Vince Lombardi

Il primo livello di tutela per gli investitori è dato dalla diversificazione: i fondi, sia a gestione attiva che passiva, sono infatti composti da un elevato numero di titoli. La diversificazione, come è noto, diminuisce il rischio di un investimento.

L’investimento è poi tutelato dall'esistenza di una serie di controlli, interni ed esterni, e soprattutto attraverso la qualificazione del Fondo come patrimonio giuridicamente separato, sia dal patrimonio della società di gestione che da quello dei singoli partecipanti.

Questa importante caratteristica mette al riparo l'investitore dalla perdita del capitale investito nel caso di fallimento della società che gestisce il Fondo.

In una Sicav si ha lo stesso tipo di tutela anche se, in questo caso, i sottoscrittori sono soci con tutti i relativi diritti e il patrimonio della società corrisponde al capitale versato.

La tutela offerta dai Fondi è quindi maggiore di quella che si ha in caso di investimento in azioni di singole società (rischio massimo di perdita integrale del capitale investito) o in obbligazioni emesse da singole società o da Stati sovrani (come ad esempio i titoli di Stato, che presentano un rischio generalmente minore di quello delle obbligazioni societarie).

Un esempio pratico: il caso Lehman Brothers

Prendiamo il caso del fallimento della Lehman Brothers, uno dei più clamorosi della storia recente e non solo:

  • Chi possedeva azioni ha perso l’intero investimento (valore di un’azione = 0 dopo il fallimento)
  • Chi possedeva obbligazioni con grande probabilità ha perso tutto o gran parte dell’investimento, con percentuali di recupero che nel migliore dei casi non superano il 50%. Inoltre, gli eventuali rimborsi sono avvenuti mediamente molti anni dopo il verificarsi del crack.

Coloro che, invece, avevano investito il proprio capitale in fondi azionari o obbligazionari gestiti da Lehman Brothers (patrimoni separati), hanno evitato di perdere il proprio investimento, che sarà stato rimborsato al valore di mercato del NAV, se e quando richiesto.

Purtroppo, i fallimenti non colpiscono soltanto società a scopo di lucro, ma anche gli Stati: basti ricordare il caso dell'Argentina.

La probabilità che uno Stato vada in default è abbastanza remota, ma molto più alta di quanto un investitore poco informato sarebbe portato a credere.

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