Guadagnare col trading online: realtà o utopia?
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- Investimenti finanziari
- Prima pubblicazione: 27 Dicembre 2020
«The big money is not in the buying and selling, but in the waiting».
Charlie Munger
Questo articolo fa parte del Percorso per principianti, pensato per chi desidera apprendere le basi della finanza personale e degli investimenti. In fondo alla pagina, troverai il link al prossimo articolo del percorso.
In questo articolo analizziamo il trading online come attività economica, prendendo le distanze dalla narrativa promozionale che lo presenta come semplice, accessibile e potenzialmente molto redditizio.
L’obiettivo è chiarire la reale natura del trading: un’attività altamente selettiva, caratterizzata da forti barriere di ingresso, costi nascosti, elevata competizione e un rischio strutturalmente molto elevato.
Nel corso dell’analisi verranno esaminati i principali fattori che rendono estremamente difficile ottenere risultati positivi nel lungo periodo, soprattutto per chi si avvicina al trading in modo amatoriale.
Statistiche, meccanismi matematici, aspetti psicologici e limiti operativi sono considerati con un approccio razionale e privo di illusioni, con l’intento di fornire al lettore strumenti utili per valutare consapevolmente se questa attività sia davvero compatibile con i propri obiettivi e le proprie risorse.
Indice
- Il trading online tra promessa e realtà
- Le barriere d'ingresso nel trading
- Limiti tecnici, psicologici ed economici dell’operatività individuale
1. Il trading online tra promessa e realtà
"Guadagna anche tu col trading online" è uno dei principali mantra del XXI secolo.
Lo si incontra ovunque: sui social network, nei banner pubblicitari, nei video promozionali e perfino nei messaggi privati della nostra piattaforma bancaria.
Quasi ogni giorno riceviamo e-mail, inviti a corsi e video che insegnano a guadagnare col trading online e proposte di apertura di conti online per fare trading (con l'immancabile bonus di benvenuto).
Il messaggio è sempre lo stesso: l’accesso ai mercati finanziari viene presentato come semplice, rapido e potenzialmente molto redditizio. Un’opportunità imperdibile, accessibile a chiunque disponga di una connessione Internet.
Sembra quasi che ci stiano regalando denaro, vero?
Ma chiedetevi: perché qualcuno dovrebbe spendere soldi in pubblicità per insegnarvi un metodo infallibile per diventare ricchi, invece di usarlo per sé in assoluto silenzio?
La risposta è semplice: il vero guadagno, per loro, siete voi.
Si può davvero guadagnare col trading online?
Sì, certo che si può. Basta comprare un titolo e rivenderlo a un prezzo superiore (o viceversa). Si è liberi di fare trading quando e dove si vuole, col solo ausilio di un PC, di un tablet o del nostro smartphone.
Troppo bello per essere vero?
Purtroppo sì: guadagnare col trading online è difficilissimo.
La difficoltà non riguarda il singolo trade isolato, ma la capacità di ottenere risultati positivi in modo continuativo e su orizzonti temporali lunghi. Le probabilità di successo nel lungo termine sono infime.
Vivere di trading online è una realtà per pochissimi e un'utopia per la stragrande maggioranza degli aspiranti trader: anche tra i professionisti, pochissimi riescono a ottenere risultati positivi in modo continuativo.
A livello amatoriale, il quadro risulta ancora più severo. Le statistiche parlano chiaro: circa l’80-90% dei trader amatoriali perde denaro entro il primo anno.
Si tratta di una dinamica strutturale, non di sfortuna individuale. È una piramide dove la base paga per il vertice.
Perché è così difficile?
Un approccio professionale rappresenta il livello minimo richiesto dal trading online, in un contesto che mette in difficoltà anche operatori esperti.
Le conoscenze teoriche iniziali sono relativamente semplici da acquisire rispetto alla complessità dell’attività: l'ostacolo più insidioso è la costruzione di un’esperienza operativa solida, che richiede anni di pratica sul mercato e comporta costi molto elevati.
Prima di esplorare le difficoltà operative, domandiamoci che cosa sia il trading online: si tratta di un'attività speculativa di breve o brevissimo termine, con un orizzonte temporale molto diverso da quello tipico dell’investimento.
Nel trading, una posizione di acquisto o di vendita rimane aperta, al massimo, per qualche giorno. In molti casi, l’orizzonte temporale si riduce ulteriormente a poche ore o addirittura a pochi minuti.
Mentre l'investitore scommette sulla crescita di un'azienda negli anni (come piantare un albero e aspettare i frutti), il trader scommette sulle oscillazioni emotive del mercato (come cercare di indovinare la direzione di una foglia al vento).
Esistono addirittura tipologie di trading dove un'operazione dura pochi secondi: uno scalper, ad esempio, è un trader che effettua centinaia di operazioni al giorno, utilizzando grosse cifre per diminuire l'impatto commissionale e speculare su piccolissime variazioni dei prezzi.
Un’attività di questo tipo richiede infrastrutture, capitali e velocità di esecuzione fuori dalla portata della quasi totalità dei trader individuali.
Qui la sfida è impari. Dall'altra parte dello schermo non ci sono soltanto altri esseri umani: si trovano soprattutto gli algoritmi di High-frequency trading (HFT).
Questi software, gestiti da grandi banche, società di investimento o hedge fund, operano con tempi di reazione misurabili in microsecondi.
Cercare di batterli cliccando col mouse da casa è come sfidare una Ferrari a piedi: sarete sempre in ritardo. L’idea di competere ad armi pari con queste strutture è priva di fondamento operativo.
Mentre nel medio/lungo termine i prezzi della maggior parte dei titoli seguono logiche relativamente comprensibili, nel breve e brevissimo termine quegli stessi prezzi sono quasi impossibili da prevedere.
È quello che in gergo si chiama "rumore di mercato": caos puro, influenzato da una notizia improvvisa, un tweet o semplicemente da grossi ordini istituzionali.
Questo rumore tende a dominare qualsiasi modello semplificato utilizzato dai trader non professionisti.
L'esperienza – dicevamo – è forse la variabile più importante nel trading. L'esperienza si costruisce con l'osservazione prolungata di un book di negoziazione: dopo giorni, mesi, anni di osservazione e di studio, si inizia a sviluppare un sesto senso che, talvolta, permette di intuire ciò che potrebbe accadere di lì a breve.
Anche in questi casi, tale intuizione resta fragile, difficile da replicare e raramente sufficiente a garantire risultati costanti.
Per un operatore amatoriale, il divario rispetto ai professionisti rimane ampio e strutturale.
Il trading online si configura quindi come un’attività svolta in un ambiente altamente competitivo e dominato da dinamiche che rendono la previsione dei movimenti di prezzo estremamente complessa, soprattutto per chi opera da solo e con mezzi limitati.
2. Le barriere d'ingresso nel trading

Chiarito il contesto in cui il trading online si svolge, è necessario esaminare quali siano le condizioni operative richieste per provare a ottenere risultati sostenibili nel tempo.
Oltre all'osservazione, serve la pratica: l'esperienza si forma facendo trading con soldi reali, nel tempo.
Il processo di apprendimento passa inevitabilmente attraverso operazioni effettuate sul mercato reale, con tutte le conseguenze che ne derivano.
Non ci sono alternative: i libri e i corsi non bastano. Possono fornire un linguaggio comune e qualche concetto di base, ma non sostituiscono l’esposizione diretta al rischio.
Durante la fase di apprendimento, ogni errore ha un costo economico concreto, che spesso risulta rilevante rispetto al reddito di chi si avvicina a questa attività.
I conti demo sono utili a prendere confidenza con le funzionalità di una piattaforma, ma il trading sui conti demo non aiuta: la differenza a livello psicologico tra l'utilizzo di soldi virtuali e soldi reali è abissale.
Sono due mondi totalmente diversi. L’assenza di rischio reale altera profondamente il processo decisionale.
Quando si opera in demo, se si perdono soldi virtuali si continua a dormire tranquilli; quando invece si subisce una sequenza di perdite reali, si attivano reazioni emotive intense, come panico e desiderio di recupero immediato (revenge trading), che aumentano la probabilità di errori successivi.
La pressione emotiva spinge a modificare in corsa le strategie, aumentando l’esposizione al rischio e riducendo la coerenza operativa.
Queste dinamiche mostrano come il trading non si esaurisca nella gestione della singola operazione, ma richieda condizioni di partenza ben definite.
Per intraprendere questa attività in modo professionale, due elementi sono fondamentali: un capitale iniziale consistente e tanto tempo a disposizione.
Entrambi rappresentano barriere di ingresso di cui non si parla mai nelle comunicazioni promozionali sul trading online.
Il capitale iniziale è necessario perché si deve mettere in conto di perdere dei soldi – anche tanti, a seconda dei rischi che siamo disposti ad assumerci – nei primi anni di pratica e costruzione dell'esperienza.
Sì, avete letto bene: non bastano dei mesi ma servono degli anni. Si tratta di un periodo prolungato in cui le perdite costituiscono una componente strutturale del percorso.
Diventare profittevoli in meno di 5 anni è improbabile: possono essere necessari anche 10 anni o più. Pensatelo come un percorso universitario non retribuito, ma con tasse d'iscrizione altissime.
In questa fase iniziale, e fino al raggiungimento di risultati stabili, serviranno altre fonti di reddito per far fronte alle spese ordinarie. In alternativa, si dovrà disporre di un capitale sostanzioso, da destinare in parte all’attività di trading e in parte al proprio sostentamento.
Più il capitale a disposizione è grande, più il trader potrà svolgere la sua attività con la necessaria tranquillità: non si deve assolutamente fare trading online con soldi che non ci si può permettere di perdere!
Se operate con i soldi che servono per l'affitto o per la spesa, la pressione psicologica vi porterà a chiudere le operazioni in guadagno troppo presto (per paura che il profitto svanisca) e a tenere quelle in perdita troppo a lungo (sperando che recuperino).
È la ricetta del disastro. Questi comportamenti sono ampiamente documentati nella letteratura sulla finanza comportamentale.
Per quanto difficile, proviamo a quantificare il capitale necessario a fare trading: ipotizziamo che un trader riesca a ottenere un rendimento medio del 10% netto all'anno.
È una percentuale che potrebbe sembrare bassa, ma non lo è affatto: generarla un solo anno impiegando un piccolo capitale è relativamente semplice; conseguirla per un ventennio utilizzando un grosso capitale è tutta un'altra storia.
La continuità del rendimento rappresenta infatti l’aspetto più complesso dell’intera attività.
Per la precisione, con un'imposizione fiscale del 26% sul capital gain, il 10% netto corrisponde all'incirca al 13,50% lordo: un rendimento medio di tutto rispetto.
Considerate che i migliori investitori della storia, come Warren Buffett, viaggiano su medie del 20% annuo. Pensare di fare il 50% al mese, come promettono certi guru, è pura fantascienza.
Promesse di questo tipo ignorano completamente la relazione tra rendimento, rischio e dimensione del capitale.
Immaginiamo che il nostro trading system sia capace di generare quel 13,50% all'anno. Quanti soldi ci servono per vivere dignitosamente? 2.500 euro al mese?
Ok, in un anno dovremo allora guadagnare 30.000 euro netti, pari a 40.540 euro lordi. Il capitale necessario sarà quindi di 300.000 euro (300.000 × 13,5% = 40.500 euro).
E questo calcolo presuppone una regolarità dei risultati che, nella pratica, è quasi impossibile.
In ogni caso, di soldi è meglio averne di più. Se calcoliamo il rendimento medio utilizzando la media aritmetica commettiamo un errore; un errore tollerabile su valori poco volatili: il 10% di media potrebbe essere un'approssimazione accettabile se un anno si guadagnasse l'8% e l'anno dopo il 12% (o viceversa).
Nel trading, però, la variabilità delle performance è molto alta: i rendimenti oscillano spesso in modo ampio e irregolare, anche per operatori esperti.
Cosa accade se si applica la media aritmetica a valori estremi?
Ipotizziamo due rendimenti annuali: −50% e +70%. Utilizzando la media aritmetica, il rendimento medio è, ovviamente, il +10%.
Ma se il primo anno realizziamo il −50%, significa che i nostri 300.000 euro sono diventati 150.000. L'anno successivo guadagniamo il 70%: il 70% di 150.000 euro è pari a 105.000 euro.
Alla fine del secondo anno ci ritroveremmo quindi con 150.000 + 105.000 = 255.000 euro: una somma nettamente inferiore al capitale iniziale, molti di meno di quelli che ci aspetteremmo di ottenere con un guadagno del 20%, che sarebbe stato pari a 300.000 + 20% = 360.000 euro.
La differenza nasce dal modo in cui le perdite incidono sulla base di capitale successiva.
Questo meccanismo mette in luce un aspetto fondamentale della matematica finanziaria: le perdite incidono in modo asimmetrico sull’evoluzione del capitale.
Ogni riduzione percentuale del patrimonio abbassa la base su cui vengono calcolati i rendimenti successivi, rendendo il ritorno al livello iniziale sempre più oneroso.
All’aumentare dell’entità della perdita, il rendimento necessario per tornare in pari cresce in modo non lineare.
Ad esempio:
- Perdi il 10%: devi guadagnare l'11% per tornare in pari.
- Perdi il 50%: devi guadagnare il 100% (raddoppiare il capitale!) solo per tornare a zero.
- Perdi il 90%: devi guadagnare il 900% per recuperare il capitale perso.
Capite ora perché proteggere il capitale è fondamentale?
Una singola grande perdita può estromettervi dal gioco per sempre.
Lo stesso accadrebbe se il primo anno si guadagnasse il +70% e il secondo si perdesse il 50%: l’ordine temporale dei rendimenti non altera il risultato finale.
In questo caso, il primo anno i nostri 300.000 euro diventerebbero 510.000, ma la perdita del 50% del secondo anno ci dimezzerebbe la somma trasformandola in 255.000 euro, come nell'esempio precedente.
In tutto questo, resta fuori dal calcolo un elemento decisivo, l'impatto psicologico del trading: pochi avrebbero avuto la forza di continuare dopo aver perso il 50% in un solo anno!
Nella realtà, una perdita di questa entità porta molti operatori ad abbandonare l’attività o a commettere errori ancora più gravi.
Perché abbiamo ottenuto questo strano risultato?
Perché per calcolare il rendimento medio in presenza di capitalizzazione composta dobbiamo utilizzare la media geometrica:
\begin{equation*}
\sqrt{(1+0{,}70)(1-0{,}50)} = \sqrt{1{,}70 \times 0{,}50} = \sqrt{0{,}85} = 0{,}92195
\end{equation*}
A questo risultato bisogna togliere 1: il rendimento medio è perciò:
\begin{equation*}
0{,}92195 - 1 = -0{,}0780 = \color{red}{-7{,}80\%}
\end{equation*}
Tra +10% e −7,80% c'è una bella differenza…
Perciò, meglio avere a disposizione un capitale importante. Non si sa mai.
Una base patrimoniale ridotta espone il trader a una vulnerabilità elevata anche in presenza di strategie potenzialmente valide: se si parte sottocapitalizzati, servirà l'utilizzo della leva, che tutti i broker mettono a disposizione (non a caso).
La leva finanziaria è uno strumento che permette di muovere grosse cifre avendone solo una piccola parte sul conto. Ci fa sentire potenti, perché amplifica i risultati potenziali, ma è un'arma a doppio taglio.
L'utilizzo della leva è tanto più pericoloso quanto meno esperto è un trader: l’amplificazione delle perdite accelera l’uscita dal mercato.
Chi è agli inizi dovrebbe tenerla completamente fuori dalla propria operatività. E, forse, la stessa cosa dovrebbe fare anche chi è esperto.
Facciamo un esempio pratico. Avete 1.000 euro e usate una leva 1:30 (comune su certi mercati finanziari).
State muovendo 30.000 euro sul mercato. Se il prezzo va a vostro favore dell'1%, guadagnate 300 euro (il 30% del vostro capitale!).
Fantastico, vero?
Assolutamente no: se il prezzo scende solo del 3,3%, dai vostri 30.000 euro si genera una perdita di 1.000 euro.
Risultato?
Il vostro conto è azzerato. Avete perso tutto a causa di una modesta oscillazione del mercato.
Purtroppo, la leva viene utilizzata con maggiore frequenza proprio da chi dispone di meno esperienza e meno capitale che, "tanto per provare", decide di dedicare al trading una certa somma, vada come vada.
Beh, quasi sempre va a finire male: quel capitale si riduce rapidamente fino a scomparire e i broker hanno guadagnato grazie alle commissioni: avanti il prossimo.
3. Limiti tecnici, psicologici ed economici dell’operatività individuale
Anche ipotizzando di superare gli ostacoli legati all’esperienza, al capitale e alla gestione del rischio, restano ulteriori difficoltà di natura tecnica, metodologica ed economica.
Per operare in modo strutturato sui mercati, il trading richiede competenze tecniche avanzate, tra cui la capacità di programmare.
Un trader che non possiede abilità di programmazione dispone di strumenti molto limitati per valutare in modo autonomo le strategie che intende utilizzare.
Se un trader non sa programmare, i trading system che deciderà di utilizzare come li backtesta?
Anche i migliori trading system, dopo un certo periodo, smettono di funzionare e richiedono adattamenti continui ai mutamenti delle condizioni di mercato.
È una ricerca continua (e spesso inutile), che occuperà il trader in modo costante. Nessuno farà questo lavoro per lui.
Un trading system efficace rappresenta un vantaggio competitivo rilevante: ammesso che esista, chi ce l'ha se lo tiene ben stretto e non viene certo a proporlo a me o a voi.
Ecco perché vendere un sistema che genera profitti in modo costante equivale a rinunciare a una fonte di entrate finanziarie, e risulta economicamente sensato solo quando il sistema ha perso efficacia (o non ne ha mai avuta).
Perché non è una buona idea far backtestare un trading system a un programmatore?
Perché è molto costoso. I programmatori validi si fanno pagare cari e farsi aiutare dall'amico "bravo col computer" non è una variante percorribile: l’ammontare di lavoro richiesto è enorme e richiede competenze specifiche di statistica, mercati finanziari e modellazione dei dati.
A rendere il tutto più complesso contribuiscono poi i seguenti elementi:
- La gestione psicologica dell’operatività. L'impatto emotivo sul trader è considerevole: il trading espone a stress continuo, decisioni rapide e risultati incerti. Se vi piacciono le emozioni forti, il trading fa per voi, ma l’autocontrollo si costruisce solo attraverso una profonda conoscenza di sé. La paura di perdere blocca l'azione, l'avidità spinge a rischiare troppo. I meccanismi biologici che guidano il comportamento umano spingono a ridurre la sofferenza e a inseguire il piacere immediato: esattamente l'opposto di ciò che serve per operare con disciplina e coerenza.
- I problemi metodologici in fase di backtest, come overfitting, look-ahead bias e data mining bias. La loro presenza genera un’illusione di efficacia che si dissolve rapidamente nell’operatività reale. In questi casi, il trader si convince di possedere un trading system profittevole, anche se tale sistema non possiede alcuna capacità predittiva fuori dal campione analizzato. Come sostiene Marcos López de Prado, "Un backtest fatto bene può essere estremamente utile, ma è molto difficile da realizzare".
- I costi di transazione, che spostano l’equilibrio dell’attività in territorio negativo. Le commissioni si pagano sia quando l'operazione si chiude in guadagno sia quando si chiude in perdita. Ogni operazione comporta un costo certo a fronte di un risultato incerto. Il trading non è un gioco a somma zero, bensì un’attività a somma negativa, in cui il broker preleva la sua quota su ogni operazione. Se fate 100 operazioni e chiudete in pareggio rispetto al mercato, il risultato finale sarà comunque una perdita netta dovuta ai costi.
Queste tre problematiche rendono il trading online un'attività eccezionalmente difficile da sostenere nel tempo.
Per avere una minima speranza di successo, servono passione, impegno, esperienza, capitale, tempo, conoscenze, nervi saldi, perseveranza e disciplina.
La mancanza di anche uno solo di questi elementi riduce drasticamente le probabilità di ottenere risultati positivi.
Se si vuole fare trading in modo professionale, non si può improvvisare niente. Nulla può essere lasciato al caso: tutto deve essere pianificato, misurato e monitorato.
Il trading online non è per tutti, nonostante la narrativa promozionale e ingannevole che lo descrive come accessibile e semplice.
Troppo pessimismo?
Questa lettura riflette le caratteristiche reali del trading online. L’alternativa è aderire al corso del guru di turno, che promette guadagni immediati; una promessa accompagnata da formule rassicuranti come “soddisfatti o rimborsati”.
Esisteranno sicuramente dei corsi ben strutturati, con presentazioni curate e discussioni approfondite sull'analisi tecnica e fondamentale.
La padronanza di questi strumenti, però, non permette di ottenere risultati positivi nel lungo termine. Saper leggere un grafico o un bilancio non significa riuscire a prevedere il futuro.
Se si percorre una scorciatoia di questo tipo, l’esperienza concreta sui mercati tende a riportare rapidamente alla realtà: guadagnare col trading online rimarrà soltanto un sogno.
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