Orizzonte temporale d'investimento

Orizzonte temporale di investimento


17Set2019

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Andrea Investimenti finanziari 101 hits
Prima pubblicazione: 15 Settembre 2019

«La cosa più saggia è il tempo, perché tutto ricorda e svela».

Talete

Prima di investire dobbiamo essere chiari su quale sia il nostro orizzonte temporale d'investimento. Quello di orizzonte temporale non è tuttavia un concetto così semplice da definire come potrebbe sembrare.

Il significato generalmente attribuito alla nozione di orizzonte temporale è quello di periodo di tempo in cui non avremo bisogno della somma di denaro che andiamo ad investire. Definire il corretto orizzonte temporale di investimento è fondamentale per scegliere il prodotto finanziario appropriato.

Se ad esempio sappiamo che non avremo bisogno della somma X per 15 anni (dovremo naturalmente aver già considerato come far fronte, senza aver necessità di disinvestire X, a tutte le spese ordinarie e straordinarie da sostenere nei prossimi 15 anni), potremo scegliere con relativa tranquillità di investire questa somma in un portafoglio azionario (dove per portafoglio si intende in questo contesto uno o più fondi cumuni, Sicav o ETF).

Il valore delle azioni - e dei fondi azionari, anche se in misura minore - può oscillare sensibilmente ma, sulla base dell'esperienza del passato, potremo con ragionevole fondatezza aspettarci che tra 15 anni il nostro investimento realizzi un rendimento positivo.

La crescita non sarà costante e sarà molto probabilmente caratterizzata da alta volatilità ma, se la nostra analisi è stata onesta e siamo chiari che potremo utilizzare la somma X (possibilmente rivalutata) soltanto tra 15 anni, potremo disinteressarci di queste oscillazioni.

La somma investita non dovrà mai rappresentare l'intero capitale a nostra disposizione: sarebbe estremamente rischioso ritenere che per i prossimi 15 anni si possa far fronte a tutte le esigenze finanziarie con i soli redditi generati da oggi in poi.

Un caso diametralmente opposto si ha invece quando abbiamo la necessità di parcheggiare il nostro denaro solo per pochi mesi: se sappiamo che tra breve dovremo comprarci un appartamento, sarebbe azzardato investire in un prodotto azionario: rischieremmo seriamente di trovarci, al momento del bisogno, con una somma minore di quella di partenza. In questo caso è decisamente meglio accontentarsi di un rendimento basso ed investire su un fondo monetario o su un obbligazionario di breve termine. Oppure, perché no, lasciare quella somma liquida sul conto corrente o sul conto deposito.

Tutto semplice, almeno fin qui. Il problema è che, nella realtà, questi esempi sono dei casi limite. Molto più spesso un investitore si troverà nella situazione di aver bisogno del capitale investito (o parte di esso) tra 2, 3, 5 o magari 8 anni. Oppure potrebbe non avere la minima idea di quando gli servirà quel capitale.

Nasce quindi l'esigenza della creazione di un portafoglio bilanciato, ovvero un portafoglio suddiviso in varie porzioni, ognuna delle quali investita nel prodotto più consono ad ottenere, con una probabilità accettabile, il rendimento auspicato alle scadenze prestabilite. L'investimento sarà poi valutato nel suo insieme, più che nelle singole porzioni in modo separato.

La scelta del prodotto finanziario non può infine essere indipendente dalla propensione al rischio dell'investitore. L'orizzonte temporale può anche essere estremamente lungo ma, se la propensione al rischio dell'investitore è bassa, un portafoglio azionario non rappresenta la scelta giusta. Al verificarsi di una crisi finanziaria, che in un mercato volatile come quello azionario potrebbe causare crolli consistenti, l'investitore sarebbe probabilmente preso dal panico e dalla voglia irrefrenabile di disinvestire prima che sia trascorso il tempo preventivato. Nella stragrande maggioranza dei casi, sarebbe un grave errore.

Una volta valutato l'orizzonte temporale ed aver impiegato il capitale di conseguenza, l'investitore dovrà quindi attendere pazientemente i mesi o gli anni previsti: soltanto alla fine sarà in grado di quantificare il rendimento ottenuto e valutare la bontà (o l'inefficacia) dell'investimento effettuato. In questo lasso di tempo, improvvisare disinvestimenti dettati dalla paura è sconsigliabile per più motivi:

  • Se è stato fissato un certo orizzonte temporale, se il prodotto scelto è consono alla propensione al rischio e se non si hanno necessità improvvise e inderogabili, disinvestire prematuramente è paragonabile al venir meno ad un impegno preso: il rendimento atteso non viene ottenuto e non si può nemmeno recriminare più di tanto, in quanto i patti non sono stati rispettati. Cosa ben diversa dal non conseguire l'obiettivo sperato ed effettuare le dovute considerazioni al raggiungimento dell'orizzonte temporale d'investimento.
  • Il timing di uscita è quasi sempre sbagliato. Quando, ormai esasperato, l'investitore decide di uscire dal mercato, spesso una crisi è vicina alla sua fine. È alquanto probabile che il mercato inverta il trend e l'investitore partecipi da spettatore al successivo rialzo.
  • Il passato ha dimostrato che, soprattutto nei mercati volatili, il verificarsi di periodi fortemente negativi, vuoi per la lunghezza del trend discendente, vuoi per l'entità del crollo, è una cosa normale. Tuttavia, se l'orizzonte temporale è coerente, il lasso di tempo d'investimento darà modo al mercato di riprendersi e all'investimento di tornare in territorio positivo. Questo è ciò che ci dice il passato e che, con buona probabilità, si ripeterà anche in futuro. Buona probabilità quindi, mai certezza: non bisgna mai dimenticarselo.

Vediamo infine alcuni casi in cui sia corretto disinvestire prima del tempo o periodicamente:

  • Al verificarsi di una necessità improvvisa e inderogabile (un bisogno impellente da soddisfare che sia molto più importante dell'eventuale perdita subita dal disinvestimento anticipato)
  • In presenza di strategia di investimento che preveda smobilizzazioni al verificarsi di determinate condizioni (si badi bene però: tali condizioni devono essere definite prima di impiegare il capitale, mai dopo)
  • Ribilanciamenti del portafoglio
  • Riallocazioni del portafoglio concordate con un esperto (se esperti non lo siamo in prima persona), nel caso in cui siano cambiate le esigenze finanziarie usate come criterio di definizione del portafoglio da riallocare

Prima di investire, quindi, prendetevi sempre il tempo necessario per identificare il vostro corretto orizzonte temporale.

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