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Il progetto di organizzazione sociale di Platone

Il progetto di organizzazione sociale di Platone


13Apr2024

Information
Andrea Gonzali Storia del pensiero economico 1969 hits
Prima pubblicazione: 05 Marzo 2023

«Forse, se esistesse una città di uomini buoni, si farebbe a gara per non governare come adesso per governare, e allora sarebbe evidente che il vero uomo di governo non è fatto per mirare al proprio utile, ma a quello del cittadino».

Platone

Conoscere la storia del pensiero economico è importante per vari motivi:

  • Comprendere l'evoluzione delle idee economiche e come siamo arrivati ai sistemi economico-politici attuali.
  • Valutare ciò che ha funzionato e ciò che non ha prodotto i risultati sperati: cosa si può cambiare nei sistemi attuali? Perché sono migliori o peggiori di quelli sperimentati in passato? Perché alcuni sono falliti?
  • Capire le crisi finanziarie del passato per evitare che si ripetano in futuro.

In questa collezione di articoli, il cui elenco si trova in fondo a questa pagina, svilupperemo una breve storia del pensiero economico. Partiremo dagli antichi greci e arriveremo a John Maynard Keynes, il più importante economista del XX secolo. In seguito, forse realizzeremo anche un'altra serie di articoli dedicata agli economisti post-keynesiani e ai loro principali antagonisti.

I contenuti degli articoli e l'ordine cronologico degli autori prendono spunto dall'opera di Henri Denis, "Storia del pensiero economico" (Mondadori, 1973): saranno tuttavia aggiunti, di volta in volta, i contributi di altri studiosi ritenuti necessari per trasmettere le idee di ogni autore in modo oggettivo.

La pubblicazione degli articoli non avverrà con cadenza regolare, non essendo previsto un vero e proprio "piano editoriale", ma la promessa è di portare a termine l'impegno il prima possibile.

Indice

La crisi sociale e intellettuale ad Atene nel IV secolo a.C.

La crisi sociale e intellettuale ad Atene nel IV secolo a.C.
Jean-Auguste-Dominique Ingres, View of the Acropolis of Athens (1841-1849)

«Non possiamo pretendere che le cose cambino, se continuiamo a fare le stesse cose. È nella crisi che sorge l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie».

Albert Einstein

Lo Stato ateniese venne formato dall’unione di quattro tribù che vivevano nella regione chiamata Attica. L’antica organizzazione basata sui clan e sulle tribù scomparve a poco a poco, in concomitanza con lo sviluppo della proprietà individuale del suolo, del commercio e dell’uso della moneta.

Nel primo periodo dello stato ateniese, i cittadini erano divisi in tre classi: eupatridi (nobili), geomori (possidenti fondiari) e demiurghi (artigiani).

Il potere politico apparteneva ai nobili e gli arconti comandavano la città. I nobili si erano accaparrati le terre migliori, mentre i semplici contadini, sempre più poveri, potevano addirittura essere ridotti in schiavitù.

L’inevitabile conflitto di classe portò alla lotta tra contadini e nobili, fin quando Solone – nel 594 a.C. – dette una nuova costituzione allo Stato: la città era adesso comandata da un consiglio di 400 membri.

I cittadini vennero divisi in 4 classi, in base all’entità dei proventi che ricavavano dalle loro terre. Le più alte funzioni erano riservate alle classi superiori.

L’uso della moneta venne introdotto verso la metà del VII secolo a.C. nel regno di Lidia, oggi una regione della Turchia occidentale, e si diffuse dapprima nella civiltà greca e poi in tutto il Mediterraneo occidentale.

L’uso della moneta potenziò enormemente il commercio; con il commercio, si vennero a formare nuove fortune. Le basi della vita sociale furono sconvolte.

I greci sono stati gli inventori della matematica, della scienza e della filosofia. La forma generale – o popolare – del pensiero umano era il pensiero religioso: la religione greca testimonia un pensiero più evoluto di quello delle religioni orientali: si associa l’assoluto, il divino, a degli uomini che hanno facoltà eccezionali: gli dèi.

In Grecia, si svilupparono principalmente due correnti filosofiche:

  • Gli esponenti della scuola materialista si opposero apertamente alla religione: per Talete di Mileto, la realtà derivava dall'acqua, mentre per il suo discepolo Anassimene, tutto era creato a partire dall'aria.
  • La scuola di Pitagora sviluppò, invece, la distinzione tra corpo e anima. L’anima divenne principio immortale: racchiusa nel corpo degli uomini e degli animali, avrebbe raggiunto la purificazione una volta ricondotta nel mondo immateriale degli dèi.

Nel V secolo, la crisi sociale generata dallo sviluppo del commercio si aggravò. La filosofia iniziò allora a dedicarsi allo studio dei problemi politici.

Apparve una nuova scuola – la sofistica – il cui promotore e principale rappresentante fu Protagora.

Protagora, considerato il padre della sofistica, proclamò che «l'uomo è la misura di tutte le cose», lasciando con questa frase intendere come fosse più importante conoscere le cose umane che non il mondo inanimato.

In materia politica, Protagora riteneva che non esistesse nulla di assoluto e che coloro che ambivano ad avere successo in politica avrebbero dovuto formarsi in modo da imporsi nelle discussioni e nella vita pubblica. I sofisti divennero infatti dei professori che insegnavano a trionfare sugli avversari nei dibattiti politici.

La crisi sociale che si abbatte sulle città greche verrà accompagnata da un altrettanto grave crisi intellettuale e morale.

Le filosofie politiche di Platone e di Aristotele rappresentano un tentativo di superare questa crisi intellettuale attraverso la confutazione delle dottrine dei sofisti, e di arginare la crisi sociale riformando l'organizzazione della città.

La dottrina economica di Platone

La dottrina economica di Platone
Giotto, Giustizia (1306)

«Il capolavoro dell’ingiustizia è di sembrare giusta senza esserlo».

Platone

Nato nel 427 a.C. in una nobile famiglia ateniese, Platone raggiunge la maturità al culmine della lotta portata avanti dalle famiglie ricche per la presa del potere.

I parenti più stretti di Platone erano a capo del partito oligarchico e lui stesso sembrava destinato a seguire il loro esempio.

Verso i vent'anni, però, Platone incontra Socrate e attraversa una profonda crisi interiore: da quel momento in poi, non potrà più fare altro che essere al servizio del vero e del giusto.

La filosofia di Platone vuole superare le contraddizioni dei pensatori precedenti: rifiuta e confuta il materialismo dei “fisici”, per i quali esiste soltanto ciò che si coglie attraverso i sensi; prova a superare gli opposti punti di vista di Parmenide e di Eraclito, sostenendo che i mutevoli esseri del mondo visibile sono il riflesso e la mimesi mentre le immobili idee formano il mondo supremo, quello che sta di sopra alla natura; cerca, infine, di sciogliere il dilemma insito nel contrasto tra il pensiero dei sofisti e quello del suo maestro Socrate.

Per Platone, la vita sociale dell'uomo deve essere organizzata in vista della vita futura: una concezione non molto diversa da quella che caratterizzerà, alcuni secoli dopo, il cristianesimo.

Per prepararsi alla liberazione della sua anima, l'uomo deve avere una vita buona. Ma una vita buona è una vita conforme alla "giustizia".

La giustizia è una di quelle idee pure che formano il mondo superiore di cui l'uomo conserva memoria nella sua vita terrena e al quale deve cercare di conformarsi.

Con lo scopo di definire l’essenza della giustizia, nella Repubblica Platone discute dell’organizzazione sociale e, in particolare, di quella economica.

Essendo la vita sulla terra, per l'uomo, una prova e una preparazione alla vita eterna, la ricerca di Platone indaga su come debba essere organizzata la vita sociale ed economica per permettere la purificazione delle anime.

Nella Repubblica, Platone traccia il quadro dello stato ideale; nel Politico e nel Timeo, cerca di spiegare perché le città reali sono così lontane dall'essere perfette. Infine, nelle Leggi, Platone tenta di avvicinare, in qualche misura, la realtà dell’uomo al mondo delle idee.

A) La città ideale

La città ideale, per Platone, è la città perfettamente giusta.

Nella città esistono tre classi di individui:

  • La classe formata da contadini, commercianti e mercanti, assicura la prosperità materiale.
  • La classe dei guerrieri (o dei guardiani) difende la città dagli stranieri, garantendo inoltre l’ordine all'interno.
  • La classe dei capi – che dovranno essere dei filosofi – la cui missione è dirigere l'intero gruppo sociale.

Gli individui non sono adatti a entrare indifferentemente nelle tre classi sociali: per essere un capo, ad esempio, occorre una qualità rara: la saggezza, che si acquisisce solo con la contemplazione e con il dominio sui propri istinti personali.

È il caso – e non l'ereditarietà – a determinare le qualità degli individui: si dovrà quindi organizzare una selezione molto attenta tra gli uomini fin dalla tenera età, per distinguere coloro che meritano veramente di appartenere alle classi superiori.

Dovrà essere concessa a tutti, fin dall'inizio, un'identica educazione intellettuale, morale e fisica. Verranno in seguito selezionati gli individui migliori, destinati alle classi superiori.

Questa élite riceverà un'ulteriore educazione, finalizzata a una nuova cernita che decreterà coloro che saranno giudicati degni di diventare, a una certa età, capi.

Questa seconda selezione sarà basata su prove morali volte a far emergere gli individui capaci di resistere alla seduzione dell'interesse personale e al fascino del piacere.

Organizzata in questo modo, la città corrisponderebbe esattamente alle esigenze della vita nella società: sarebbe quindi perfetta.

Nella città perfetta troveremo quattro qualità: saggezza (la città è governata da buoni capi), coraggio (la città è custodita da guerrieri senza paura), temperanza (gli inferiori obbediranno ai superiori) e giustizia.

La distinzione razionale di diverse classi sociali e l’organizzazione di una selezione tra i giovani cittadini per assegnarli alle classi appropriate permette di conseguire la giustizia sociale.

A ciascun individuo, viene attribuita la funzione sociale che merita in base alle proprie qualità fisiche, intellettuali e morali: per Platone, questa è, appunto, la definizione di giustizia sociale.

Per mantenere questo equilibrio è essenziale che, da un lato, i guerrieri e i capi abbiano a disposizione tutto il tempo necessario per l'esercizio delle loro funzioni e che, dall'altro, le loro anime non siano contaminate dal contatto con il denaro e dal commercio.

Guerrieri e capi dovranno quindi essere totalmente esentati dal lavoro, vivere in comunità e non possedere niente di proprio. Dovranno addirittura ignorare l’uso del denaro. Nelle classi superiori, dovrà essere eliminato ogni sentimento di proprietà: le classi superiori verranno mantenute da quella inferiore.

In merito alla classe inferiore, Platone ammette implicitamente che chi produce deve essere lasciato libero di possedere e di scambiare. Per esercitare al meglio le loro funzioni, gli artigiani non dovranno tuttavia essere né troppo ricchi, né troppo poveri.

Nelle classi superiori, Platone sostiene il regime della comunanza delle donne e dei bambini: la procreazione di questi ultimi dovrà essere organizzata in modo da non rendere possibile identificare da chi sia stato generato un bambino. In questo modo, tutti i bambini potranno chiamarsi tra loro fratelli e sorelle, qualificando come padri e madri tutti i cittadini che potenzialmente potrebbero esserlo.

Platone non intende assolutamente favorire una licenza sessuale illimitata: il suo scopo è quello di unificare al massimo i ceti superiori, non più obbligati a formare una famiglia numerosa. D'altra parte, con l'abolizione della famiglia diventa possibile impartire alle donne la stessa identica educazione riservata agli uomini e assegnare loro le stesse funzioni nella città, in modo da raddoppiare le forze in gioco.

B) Le città reali

Platone non si fa illusioni sulla città ideale e dedica l'ultima parte del dialogo della Repubblica a descrivere l'ingiustizia che regna nel mondo terreno.

Nelle città, esistono quattro regimi di governo imperfetti e susseguenti: ognuno di essi viene generato dagli abusi perpetrati nel regime precedente, creando una continua instabilità.

Il governo ideale dovrebbe essere un'aristocrazia, cioè un governo dei migliori come quello analizzato in precedenza. Invece, nella realtà ci troviamo innanzitutto di fronte a una prima forma degenerata di governo: la timocrazia – o governo militare – che riduce gli altri cittadini alla condizione di servi.

Non dovrà trascorrere troppo tempo affinché i militari si abituino alla ricchezza e il governo si trasformi in oligarchia (o governo della ricchezza), il più disprezzato da Platone. In un tale regime, la disuguaglianza di ricchezza crescerà in modo continuo e scandaloso, fino al punto di generare la rivolta dei più poveri e l’instaurazione della democrazia.

La democrazia è una forma di governo affascinante, perché sembra garantire a tutti la propria libertà: il suo problema fondamentale è che attribuisce uguali diritti a uomini che sono per natura diversi.

La democrazia trascura un compito essenziale: educare gli individui, che rimangono quindi preda della loro libertà, delle loro inclinazioni e delle loro passioni. Gli uomini divengono incapaci di giudicare il valore dei singoli e finiscono inevitabilmente per affidarsi alla persona sbagliata: un malvagio che, ben presto, si trasformerà in un tiranno.

C) La città possibile

La città perfetta è davvero realizzabile?

Platone non ne è certo: sa che è difficile ma – aggiunge – il quadro non sarà meno bello se non sarà completamente realizzabile. Sarà già un grande risultato riuscire a dimostrare che alla città perfetta possiamo avvicinarci.

La più grande difficoltà nella realizzazione della città ideale è fare in modo che i filosofi meritevoli diventino capi politici, possano promulgare la costituzione perfetta e la facciano accettare di buon grado ai cittadini.

Platone insiste sulla necessità di stabilire l'uguaglianza delle fortune: se una classe è povera, sarà il motore incessante di una potenziale rivoluzione.

La condizione per la formazione della città ideale sarà l'instaurazione di un sentimento di amicizia tra tutti i cittadini.

Qual è l'organizzazione economica e sociale adeguata a questo scopo?

Secondo Platone, non si può prescindere dalla comunità assoluta di beni, donne e bambini.

Platone è consapevole della difficoltà di convincere il legislatore ad accettare un programma comunistico così ambizioso: nella città possibile, una modalità più accessibile per favorire l’amicizia tra tutti i cittadini sarà perciò quella di dotarli di uguali proprietà e obbligarli a condurre una vita identicamente frugale (un’abitazione privata per tutti, un identico lotto di terra, una famiglia monogama, ecc.).

Nonostante gli sforzi profusi, si potranno verificare delle disuguaglianze e sarà necessario istituire un sistema fiscale che tenda costantemente a ripristinare l'uguaglianza economica iniziale.

Nella nuova città ipotizzata da Platone, il numero perfetto di cittadini dovrà essere 5040.

Perché proprio 5040?

Il motivo è legato alla sua divisibilità per tutti i numeri da 1 a 12 tranne 11: questa caratteristica dovrebbe facilitare il lavoro amministrativo.

Le persone in sovrannumero dovranno emigrare e fondare nuove colonie, mentre i mestieri artigianali saranno affidati agli stranieri.

Il compito dello Stato è mantenere l'uguaglianza e dirigere la produzione e la distribuzione dei prodotti, inclusa la loro importazione ed esportazione.

L'organizzazione economica presuppone un'organizzazione politica e amministrativa sviluppata. Platone sostiene che il filosofo deve godere di autorità in virtù della sua saggezza. Come aveva evidenziato analizzando la democrazia, però, c’è sempre il rischio di delegare il potere a un individuo malvagio che trasformi il governo in una tirannia.

Nonostante questo – e anche per riconoscere l’aspirazione alla libertà dei cittadini – sarà necessario che il filosofo faccia in larga misura affidamento al sistema democratico di nomina di governanti e funzionari pubblici.

Che cosa ne è, dunque, della giustizia sociale che prevedeva che ognuno avrebbe dovuto occupare il posto previsto in base alle proprie qualità personali?

Platone ammette che ci si dovrà affidare alla fortuna: attraverso le cariche dello Stato democraticamente elette, la giustizia sociale verrà realizzata almeno approssimativamente.

Insomma, ci si dovrà sforzare di mantenere il giusto equilibrio tra sistema monarchico e democratico.

La portata dell'idealismo platonico

La portata dell'idealismo platonico
Raffaello, Scuola di Atene (1509-1511)

«Un vero realista esige l’impossibile, un vero idealista esige l’impraticabile».

Marilyn vos Savant

Platone è un moralista: vuole eliminare ogni possibilità di commettere atti che contaminino l'anima dell'individuo e, di riflesso, corrompano la società. Il suo moralismo non deve essere interpretato come un limite: il pensiero di Platone risale a quasi 2500 anni fa ed ha il merito di aver provato a rispondere a importanti questioni etiche e morali, rilevanti ancora oggi.

Per Platone, ogni atto è di per sé morale o immorale, indipendentemente dalle circostanze. L’uso della forza è sempre immorale e non si dovrebbe rispondere con la violenza alla violenza.

Platone ritiene che la filosofia non sia un’astratta speculazione, ma si ponga al centro della ricerca delle leggi che debbano governare la città, renderla conforme alla giustizia e funzionale alla salvezza delle anime.

Per Platone, è più importante per l'uomo conoscere sé stesso che scoprire le leggi naturali che governano il mondo fisico. Le scoperte scientifiche dovranno essere utilizzate per migliorare le condizioni di vita degli esseri umani, ma questo potrà avvenire soltanto all’interno di una vita politica ben organizzata.

La forte impronta morale che contraddistingue l’opera di Platone si è dimostrata, alla prova del tempo, utopistica e inattuabile. Nonostante questo, è riconosciuta come il punto di partenza della filosofia economica e sociale della nostra civiltà.


La collezione di articoli sulla "Storia del pensiero economico" contiene:

1. Il progetto di organizzazione sociale di Platone

2. La critica di Aristotele alla dottrina economica di Platone

3. Tommaso d'Aquino

4. Il mercantilismo

5. I fisiocratici

6. L'economia classica: un nuovo approccio all'economia politica

7. L'economia classica: Smith e Ricardo – Il valore della merce

8. L'economia classica: La distribuzione del reddito

9. L'economia classica: Jean-Baptiste Say

10. L'economia classica: il pensiero di Malthus e Sismondi

11. L'economia classica: Il cammino verso lo stato stazionario e il commercio estero

12. L'economia classica: John Stuart Mill, l'ultimo economista classico

13. Il socialismo utopistico di Charles Fourier

14. Karl Marx

15. L'economia politica neoclassica

16. John Maynard Keynes

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