È meglio investire nel mercato azionario o in quello obbligazionario?

È meglio investire nel mercato azionario o in quello obbligazionario?


17Set2019

Information
Andrea Investimenti finanziari 73 hits
Prima pubblicazione: 15 Settembre 2019

«The market is not an invention of capitalism. It has existed for centuries. It is an invention of civilization».

Michail Gorbačëv

Non esiste una risposta univoca a questa domanda: se sia meglio investire in azioni o in obbligazioni dipende da molti fattori (tralasceremo per semplicità i diversi tipi di mercati azionari ed obbligazionari, ognuno con le sue intrinseche caratteristiche).

In primo luogo il mercato azionario è più volatile, ovvero rischioso, di quello obbligazionario. Il mercato azionario, però, ha storicamente generato dei rendimenti medi superiori a quello obbligazionario. È quindi lecito ritenere che i suoi rendimenti attesi siano superiori.

La cosa non deve stupire: a fronte di un maggior rischio nessuno sarebbe disposto ad investire in azioni (piuttosto che in obbligazioni), se non avesse una speranza di guadagno superiore rispetto a chi investe in mercati meno rischiosi.

Quando si parla di volatilità, si fa generalmente riferimento alla variabilità dei rendimenti di un prodotto finanziario. Un prodotto finanziario X è più o meno volatile di un prodotto Y se la varianza (o la deviazione standard) dei rendimenti di X è superiore o inferiore a quella di Y.

La varianza e la deviazione standard sono delle misure statistiche che sono tanto maggiori quanto più le serie storiche che vengono misurate (nel nostro caso i rendimenti) oscillano intorno alla media. E, naturalmente, ipotizzando per semplicità un rendimento giornaliero medio pari a zero (o di pochissimo superiore), più i rendimenti oscilleranno intorno a questo valore e più vorrà dire che assumeranno valori estremamente positivi o negativi.

Ora, siccome parliamo di rendimenti, un investitore non avrà alcun problema se il rendimento del prodotto finanziario su cui ha investito assumerà un valore percentuale positivo o molto positivo. Anzi, ne sarà ben felice. Il problema nascerà quando il valore assunto dal rendimento sarà negativo o molto negativo: l'investitore sarà probabilmente assalito da stress, paura, delusione ed altre sensazioni non proprio piacevoli, che potrebbero avere addirittura conseguenze sulla continuazione dell'investimento stesso.

Non ci addentreremo nel vasto mondo della finanza comportamentale in questo contesto: basti sottolineare che la volatilità di un prodotto finanziario andrebbe innanzitutto conosciuta (almeno in termini relativi) e poi presa seriamente in considerazione. Talvolta la volatilità è una variabile addirittura più importante dello stesso rendimento atteso anche se, in pratica, non sempre le viene assegnato il giusto ruolo.

I mercati azionari hanno rendimenti attesi e volatilità più alti dei mercati obbligazionari. La più elevata volatilità delle azioni ci permette quindi di affermare che nel breve/medio termine è molto difficile sapere (in termini probabilistici) dove si posizionerà il rendimento atteso delle azioni che abbiamo acquistato. Allungando il periodo di riferimento, invece, la probabilità di ottenere un rendimento finale positivo crescerà.

Le conseguenze che possono essere tratte sono le seguenti (disclaimer: le durate in anni qui di seguito riportate sono da intendersi in senso puramente generico ed approssimativo; ogni investitore dovrà valutare il proprio caso a livello individuale):

  • Se l'orizzonte temporale del nostro investimento è di lungo termine (almeno 10 anni), le azioni o i fondi azionari sono la scelta più giusta
  • Se l'orizzonte temporale è di breve termine (diciamo fino a 3-5 anni), le obbligazioni o i fondi obbligazionari possono rappresentare la scelta migliore. Naturalmente, più l'orizzonte è breve e più si dovrà optare per obbligazioni meno volatili
  • Nel caso intermendio (5–10 anni) si potrà optare per un portafoglio bilanciato, dove il peso delle azioni nel portafoglio sarà tanto maggiore quanto più lungo sarà l'orizzonte temporale

L'orizzonte temporale di investimento non è tutto. Si dovrà tenere in debito conto anche la propensione al rischio dell'investitore. La propensione al rischio è individuale ed ognuno dovrebbe valutare la propria nel modo più obiettivo possibile (spesso è difficile farlo, almeno fin quando non si prova sulla propria pelle l'effetto di un investimento che attraversa una fase critica).

Se ho un orizzonte temporale di lungo periodo ma ho una propensione al rischio estremamente bassa, un portafoglio azionario (o bilanciato aggressivo), pur essendo una soluzione teoricamente giusta, potrebbe nel mio caso non essere la scelta corretta. Questo perché, nel lungo termine, è altamente probabile che il mio portafoglio attraversi almeno una fase critica, che a causa della mia bassa propensione al rischio mi farà entrare in uno stato di panico e stress psicologico che potrebbe portarmi a liquidare l'investimento nel momento peggiore.

Viceversa, una forte propensione al rischio con un orizzonte temporale breve potrebbe spingermi a rischiare troppo. Psicologicamente potrei far fronte ai momenti critici ma, a livello pratico, potrei ritrovarmi al termine del periodo con una perdita o un mancato guadagno (a poco mi servirà la mia forza psicologica se in quel momento dovrò liquidare in perdita o con un guadagno minore di quello che avrei potuto ottenere costruendo un portafoglio più appropriato).

In altre parole, ho spinto all'estremo la rischiosità del mio investimento fino a trasformarlo in una specie di scommessa (che in questo caso sarebbe stata persa).

Investire è un'attività complessa. Richiede una valutazione approfondita di molte variabili (non soltanto quelle elencate poco sopra).

Un'accurata analisi permetterà quindi di scegliere correttamente se investire in un mercato azionario, obbligazionario o bilanciato.

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