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I fisiocratici

I fisiocratici


13Apr2024

Information
Andrea Gonzali Storia del pensiero economico 1114 hits
Prima pubblicazione: 14 Maggio 2023

«Coltivare dei terreni può essere considerato un’arte liberale, una specie di poesia e pittura».

William Wordsworth

Indice

La dottrina del diritto naturale e Boisguilbert

Paul Cezanne, Landscape. Study after Nature (1876)

«Nessuno può alienare a favore d'altri il proprio diritto naturale, inteso qui come facoltà di pensare liberamente».

Baruch Spinoza

Il periodo del mercantilismo è caratterizzato, a livello politico, dall’assolutismo regale. Gli stati nazionali che emergono dalle rovine della società feudale sono rappresentati dalla figura del monarca, che detiene il massimo potere sulla società civile.

Rompendo con la dottrina tradizionale della monarchia di diritto divino, il filosofo inglese Thomas Hobbes (1588-1679) fornì, nel XVII secolo, una giustificazione puramente laica per questo sistema politico.

Nel suo Leviatano (1652), spiega che per porre fine alla guerra perpetua dell’“ognuno contro ognuno” – che è lo stato di natura – gli uomini hanno ceduto il potere a uno di loro sulla base di un contratto sociale. Il soggetto scelto – il sovrano – ha quindi il potere assoluto per definizione, poiché crea la legge che non esisteva nello stato di natura.

Sottomettendosi a un padrone, quindi, gli uomini rinunciano al diritto naturale assoluto che non permetteva la pace, ma si spogliano della loro libertà di giudizio su ciò che è giusto o ingiusto: è giusto ciò che il sovrano ordina; ingiusto ciò che il sovrano proibisce.

Il filosofo John Locke si contrappose a Hobbes e propose la monarchia costituzionale: la teoria del potere limitato del sovrano. La monarchia costituzionale si basa sulla nozione di diritto naturale.

Secondo Locke, nello stato di natura gli uomini godono di un certo numero di diritti che precedono l’esistenza della società politica: il diritto alla vita, alla libertà, alla sopravvivenza e così via. Di conseguenza, il sovrano non può agire arbitrariamente e il diritto positivo che viene stabilito deve rispettare il diritto naturale, che è inalienabile.

Locke classifica anche il diritto di proprietà tra i diritti naturali. Esso diventa perciò un’arma contro l’assolutismo dato che le imposte – essendo dei prelievi sui beni individuali – non possono essere legittimamente riscosse senza il consenso dei rappresentanti dei contribuenti.

Secondo Locke, infatti, se Dio ha realmente donato la terra a tutti gli uomini, ogni essere umano è proprietario della propria persona e quindi dei prodotti del suo lavoro e della terra che coltiva per soddisfare i propri bisogni.

La dottrina di Locke contiene anche i semi del liberalismo. Tuttavia, è in Francia che si sviluppano, a partire dalla fine del Settecento e nei primi due terzi del secolo successivo, i contributi più importanti alla dottrina del liberalismo economico.

Ad una situazione europea depressa si aggiungono, in Francia, la crisi delle finanze reali e una profonda crisi dell’agricoltura. Queste circostanze contribuiscono alla formazione di un orientamento decisamente favorevole all’agricoltura, che appare già in Boisguilbert e culminerà a metà del XVIII secolo con la fisiocrazia.

Nel suo Detail de la France (1697), Boisguilbert cerca di chiarire la nozione di ricchezza. Rifiutando l’idea che la ricchezza sia assimilabile al denaro, la definisce come l’insieme dei beni che consentono di soddisfare i bisogni umani.

Boisguilbert distingue la “ricchezza necessaria” dalla “ricchezza conveniente e superflua”: la prima è composta dai prodotti dell’agricoltura, o “frutti della terra”, mentre la seconda è costituita dai “beni industriali”.

Sarà Boisguilbert a formulare una prima enunciazione dei principi del liberalismo economico. Le sue idee saranno riprese e sviluppate dai fisiocratici.

Quesnay e la fisiocrazia

Dipinto anonimo, Ritratto di Francois Quesnay (XVIII sec.)

«Sans la certitude de la propriété, le territoire resterait inculte».

François Quesnay

Il termine fisiocrazia deriva dalla fusione di due parole greche: PHYSIS, natura, e KRATOS, potere.

Nettamente delimitata nel tempo (1750-1770) e nello spazio (Francia), la fisiocrazia è – a differenza del mercantilismo – una scuola di pensiero fortemente strutturata, con i suoi dogmi, i suoi testi sacri, il suo profeta e i suoi ministri di culto.

Le idee di Quesnay, fondatore e caposcuola indiscusso della fisiocrazia, sono in un certo qual modo alla confluenza di quelle di Locke e di Boisguilbert.

Quesnay – che iniziò a occuparsi di economia all’età di sessantadue anni – era uno dei medici più importanti della Francia, tanto che nel 1755 divenne il medico personale di Luigi XV. Quesnay era convinto che la prosperità del regno dipendesse da quella dell’agricoltura.

Quest’ultima non doveva perciò essere gravata dalla tassazione, né limitata da alcun tipo di barriere amministrative che potessero comprometterne la vendita dei suoi prodotti: il liberalismo economico dei fisiocratici, come quello teorizzato da Boisguilbert, era strettamente legato all’idea di primato dell’agricoltura su qualsiasi altra attività.

Il principio fondamentale su cui la legislazione avrebbe dovuto basarsi era quello del laissez faire, laissez passer: queste quattro parole rappresentano forse il più grande lascito dei fisiocratici. In seguito, gli economisti avrebbero definito le conquiste dell’economia concorrenziale come laissez faire.

Il primato dell’agricoltura su qualsiasi altra attività venne trasformato da Quesnay in un vero e proprio dogma: il fondatore della fisiocrazia limitò la produzione nazionale a quella del settore agricolo e chiamò la categoria degli agricoltori “classe produttiva”. Gli artigiani e i commercianti appartenevano, invece, alla “classe sterile”.

Il dogma di Quesnay si basava sull’idea che l’agricoltura moltiplica la materia mentre le attività manifatturiere si limitano a trasformarla. È vero che la manifattura aggiunge lavoro ai prodotti agricoli, ma in questa trasformazione non si crea niente di nuovo.

I mercanti, invece, comprano e vendono, ma il prodotto è sempre lo stesso e tra l’acquisto e la vendita non viene aggiunto alcun valore.

Galbraith, con la sua solita chiarezza che raramente trova eguali tra gli economisti, descrive l’obiettivo principale della fisiocrazia: “Preservare mediante riforme un’antica società caratterizzata dall’egemonia e dal privilegio della classe terriera (tutti i fisiocratici erano legati a questa società) e contrastare le pretese e le intrusioni del capitalismo mercantile e le turbolenze, rozze e volgari, delle forze industriali che esso aveva generato”.

Quesnay scrisse un’opera molto importante: il Tableau économique. La prima versione fu pubblicata nel 1758. Nel Tableau, il sistema economico viene rappresentato come un insieme di interazioni tra tre classi: la classe dei proprietari, la classe produttiva e la classe sterile.

Per i fisiocratici, la struttura di classe era ben definita: al vertice c’erano i proprietari terrieri che gestivano e controllavano la produzione agricola. A loro spettavano le responsabilità politiche e sociali della comunità e dello Stato.

Sotto di loro c’era la classe produttiva, composta dai coltivatori del suolo e dagli allevatori di animali. Infine, molto più in basso, si trovava la classe sterile. Questa era composta da soggetti che, secondo i fisiocratici, non producevano nulla: mercanti, manufatturieri e artigiani.

La seconda versione del Tableau économique, pubblicata nel 1766 da Quesnay, è la più conosciuta. Rispetto all’analisi di Boisguilbert, il Tableau di Quesnay si concentra sulla produzione, formalizzata come un processo di “ricostituzione delle anticipazioni”.

Quesnay si ispirò allo schema della circolazione sanguigna per teorizzare un modello economico che descriveva uno stato stazionario contraddistinto da entrate e uscite.

I grandi meriti di Quesnay sono principalmente due:

  • Il Tableau économique è il primo tentativo che sia mai stato fatto di rappresentare matematicamente il funzionamento dell’economia in un regime capitalistico.
  • Quesnay intuì che bisognava partire dal capitale per comprendere il “circuito economico” che esso avrebbe seguito prima di poter essere “ricostituito”: il capitale, infatti, doveva essere speso o “anticipato” in vista della produzione dell’anno successivo, in quello che potremmo definire come un flusso circolare del ciclo produttivo.

Per produrre, osservò Quesnay, occorre prima anticipare le risorse materiali che, a loro volta, devono essere prodotte. Queste risorse si consumano con il loro utilizzo e devono quindi essere ricostituite affinché il processo produttivo possa continuare. Esse si distinguono in:

  • Mezzi di produzione durevoli, che Quesnay chiama “anticipazioni primitive” (“capitale fisso” tra i classici): ad esempio, le attrezzature agricole e i cavalli).
  • Mezzi di produzione non durevoli, che in funzione del ciclo agricolo vengono chiamati “anticipazioni annuali” (quello che per i classici sarà il “capitale circolante”): tra queste troviamo anche i salari.

Accanto alle anticipazioni primitive e annuali, troviamo le “anticipazioni fondiarie”, che sono costituite da opere di bonifica e altre infrastrutture.

Così come la classe produttiva, anche la classe sterile è caratterizzata dalle anticipazioni. Tuttavia, le anticipazioni della classe sterile sono limitate – nel Tableau économique – soltanto a quelle annuali.

Le anticipazioni annuali dei contadini sono principalmente i manufatti venduti dagli artigiani: sono importanti perché, oltre a rappresentare la contropartita dell’acquisto di beni di consumo, includono anche il corrispettivo di lavori destinati a migliorare lo stato delle terre e delle attrezzature agricole.

Per la classe sterile, le anticipazioni annuali sono costituite da somme di denaro destinate all’acquisto di prodotti agricoli.

L’attività della classe sterile permette semplicemente di ricostituire le sue anticipazioni, ma i membri di questa classe non hanno generato alcun surplus.

Al contrario, la classe produttiva genera un surplus. La differenza tra la produzione e la “ricostituzione” delle anticipazioni costituisce un vero e proprio surplus, che Quesnay chiama prodotto netto. Questo viene pagato alla classe dei proprietari, di cui costituisce il reddito.

L’agricoltura è l’unica attività che genera un surplus fisico e, di conseguenza, è anche l’unica in grado di fornire un reddito monetario una volta che le anticipazioni sono state ricostituite.

L’attività manifatturiera, che si limita a modificare la forma dei prodotti forniti dall’agricoltura, non genera alcun guadagno in termini monetari: il valore di ciò che produce è uguale al valore di ciò che consuma.

Il Tableau économique descrive uno stato stazionario in cui le entrate dei produttori, una volta versato il reddito ai proprietari, consentono solo di ricostituire le anticipazioni. Al termine di ogni ciclo – ogni anno quindi – la produzione ricomincia nello stesso modo.

Questa situazione non deve nascondere il carattere fondamentalmente dinamico del metodo di rappresentazione adottato: nel Tableau di Quesnay, i “prodotti finali” del periodo t consentiranno di ricostituire le anticipazioni che genereranno la produzione del periodo t+1. Il reddito percepito dai proprietari alla fine del periodo t sarà speso in t+1.

In altre parole, il Tableau économique è un modello dinamico di uno stato stazionario. Quesnay non afferma che questo stato stazionario corrisponda alla realtà. Il suo modello è teorico e descrive una situazione che, secondo lui, è molto lontana dalla realtà dell’economia francese dell’epoca: si tratta dell’optimum verso cui bisogna tendere.

Lo scopo del Tableau économique è quello di mostrare il funzionamento di un’economia soggetta all’ordine naturale. Quest’ordine naturale è liberale: i governi hanno soltanto il compito di garantire la libertà di commercio e di istituire un semplice sistema fiscale che deve gravare esclusivamente sul prodotto netto.

Il commercio estero non merita tutta l’attenzione che gli era stata riservata dai mercantilisti: deve semplicemente essere libero, esattamente come il commercio interno.

La tesi fisiocratica della produttività esclusiva dell’agricoltura non avrà futuro. Non avrebbe potuto averne in un mondo dove, a partire dalla fine del Settecento, l’industria si sarebbe rivelata essere il settore dinamico per eccellenza.

Come è evidente, il Tableau économique risente del grave errore di considerare l’industria come sterile. Ma ha anche un altro grande limite: quello di lasciare la nozione di profitto del capitale indefinita.

Il capitale fondiario rimane sempre nelle mani dei proprietari terrieri: non circola e non produce reddito. Il capitale fisso e quello circolante dei produttori non compare nel Tableau e anche il capitale che costituisce le anticipazioni della classe sterile non genera alcun profitto.

Nonostante queste lacune, il Tableau économique rappresenta un tentativo notevole di descrivere il funzionamento di un’economia capitalista. Si basa sulla rotazione del capitale che, grazie all’agricoltura, produce in ogni periodo un certo sovrappiù.

Tuttavia, questa descrizione pone un delicato problema: chi "anticipa" non coincide con chi riscuote il sovrappiù (proprietari terrieri).

In realtà, il reddito dei proprietari terrieri è una rendita fondiaria e non un profitto. Tra i vari limiti del Tableau c’è quindi quello di descrivere un capitalismo senza un profitto vero e proprio.

La Rivoluzione Francese spazzerà via il mondo idealizzato dai fisiocratici. Rimarranno comunque in vita una vasta gamma di concetti: l’idea che sia una legge naturale a governare il comportamento economico; il laissez faire; il prodotto netto; il nuovo modo di descrivere il sistema economico del Tableau économique.

Galbraith condivide il giudizio riassuntivo “sorprendentemente generoso per il suo tempo” di Adam Smith: «Questo sistema, nonostante tutte le sue imperfezioni, è forse la più vicina approssimazione alla verità che sia mai stata pubblicata relativamente all’economia politica».


La collezione di articoli sulla "Storia del pensiero economico" contiene:

1. Il progetto di organizzazione sociale di Platone

2. La critica di Aristotele alla dottrina economica di Platone

3. Tommaso d'Aquino

4. Il mercantilismo

5. I fisiocratici

6. L'economia classica: un nuovo approccio all'economia politica

7. L'economia classica: Smith e Ricardo – Il valore della merce

8. L'economia classica: La distribuzione del reddito

9. L'economia classica: Jean-Baptiste Say

10. L'economia classica: il pensiero di Malthus e Sismondi

11. L'economia classica: Il cammino verso lo stato stazionario e il commercio estero

12. L'economia classica: John Stuart Mill, l'ultimo economista classico

13. Il socialismo utopistico di Charles Fourier

14. Karl Marx

15. L'economia politica neoclassica

16. John Maynard Keynes

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