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Capire lo strumento finanziario che si utilizza

Capire gli strumenti finanziari che si utilizzano


08Ago2025

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Andrea Gonzali Investimenti finanziari 5302 hits
Prima pubblicazione: 15 Settembre 2019

«I grandi non capiscono mai niente da soli e i bambini si stancano a spiegargli tutto ogni volta».

Antoine de Saint-Exupéry

Questo articolo fa parte di una serie intitolata Il compendio dell'investitore. In fondo alla pagina, troverai l'elenco degli altri articoli della raccolta inclusi nel Percorso per principianti, pensato per chi desidera apprendere le basi della finanza personale e degli investimenti.

Una delle più importanti regole che dobbiamo rispettare negli investimenti è quella di non utilizzare mai strumenti finanziari che non abbiamo pienamente compreso.

Più che un semplice consiglio, si tratta di una vera e propria linea di difesa per il nostro portafoglio.

Comprendere pienamente significa saper rispondere senza esitazione e con chiarezza alle seguenti domande:

  • Che rendimento ci aspettiamo di ottenere e in quanto tempo? Stiamo parlando di un 2% annuo o di un 10%? E questo risultato dovrebbe arrivare in 3 anni o in 15? Avere numeri chiari in mente è il primo passo.
  • Perché è plausibile che gli strumenti finanziari che sto utilizzando o che ho l'intenzione di utilizzare possano generare il rendimento atteso? Qual è il "motore" che genera il guadagno, la crescita economica di un paese, gli utili di un'azienda, il pagamento di interessi su un prestito?
  • Se si tratta di fondi, la loro gestione è attiva o passiva? Qual è la differenza e quali sono le implicazioni di ciascuna filosofia di investimento? Un gestore sta cercando attivamente di battere il mercato o si sta limitando a replicarne l'andamento?
  • Qual è la volatilità attesa del portafoglio e di ciascuno strumento finanziario? Quali sono i rischi? In uno scenario negativo, quanto potrei perdere? Il 5%, il 25% o anche di più? Bisogna essere consapevoli del peggior scenario possibile.
  • Sono presenti in portafoglio strumenti di debito che la MIFID II ha definito "complessi"? Se sì, quali ulteriori rischi implicano? Ad esempio, le obbligazioni subordinate comportano il rischio di perdere l'intero capitale se l'emittente entra in crisi.
  • Quali sono i costi espliciti e impliciti di ogni strumento finanziario utilizzato? Oltre alle commissioni di gestione, ci sono costi di transazione, commissioni di performance o altre spese "nascoste" che erodono il rendimento finale?
  • Esiste la possibilità di liquidare l'investimento prima della sua naturale scadenza o del raggiungimento dell'orizzonte temporale, senza incorrere in costi addizionali? Se sì, gli strumenti utilizzati sono sufficientemente liquidi? Se avessi bisogno dei miei soldi domani, potrei venderlo facilmente e a un prezzo equo?
  • Quanto guadagna il consulente finanziario, la banca che li colloca e la società che li ha emessi e li gestisce, in seguito al mio investimento? È importante capire la catena dei guadagni per comprendere le motivazioni di chi ci propone il prodotto.
  • Qual è il regime fiscale applicato? Le imposte possono ridurre notevolmente il guadagno netto. È fondamentale sapere come e quando verranno applicate.

Capire, insomma, dovrebbe andare ben al di là del sapere se ho semplicemente investito in azioni o in obbligazioni, in una Sicav o in un ETF: significa conoscere sufficientemente bene ogni pezzo del nostro portafoglio.

Ognuna delle domande elencate è talmente importante che meriterebbe una trattazione a parte. Ad alcune di esse sono dedicati degli articoli appositi, che possono essere consultati selezionando i rispettivi link.

Perché capire un prodotto finanziario è così importante?

In fin dei conti, si potrebbe pensare che per conoscere le risposte a tutte quelle domande bisognerebbe essere degli esperti: se mi rivolgo a un consulente finanziario, dopotutto, è proprio perché io non mi ritengo tale, altrimenti avrei potuto fare le mie scelte autonomamente.

In effetti, gli esperti dovrebbero servire proprio a questo: selezionare dall’universo dei prodotti finanziari esistenti quelli più adatti alle mie esigenze.

In un mondo ideale questo è ciò che dovrebbe accadere.

Purtroppo, nel mondo reale le cose non stanno sempre così: i consulenti finanziari che mettono al primo posto l'interesse dei loro clienti sono ancora oggi una piccola parte. Gli altri lavorano in un contesto di perenne conflitto di interessi – più o meno grande – con i loro assistiti.

Perché esiste questo conflitto di interessi?

Per diversi motivi e, in particolare, perché si verifica una dinamica di questo tipo:

  • Il cliente vuole raggiungere nel modo più efficiente possibile il suo obiettivo finanziario.
  • La banca o il consulente vogliono invece massimizzare i propri guadagni, spesso attraverso commissioni legate a specifici prodotti.

La banca o il consulente, però, si trovano in una posizione di vantaggio sul cliente: sanno rispondere alle domande precedenti, ma non sempre condividono le risposte con il cliente.

Tra clienti e banca c'è asimmetria informativa: i clienti, essendo in possesso di minori informazioni, si trovano in una posizione di svantaggio. 

Conoscere le giuste risposte alle precedenti domande non serve soltanto a limitare i danni di un possibile conflitto di interessi: dovrebbe aiutare a capire se l'investimento che ci apprestiamo a iniziare sia adatto a noi.

Ci aiuta, in altre parole, a evitare la scelta dello strumento sbagliato: quello che invece di portarci a destinazione, ci lascia a piedi a metà strada in mezzo a un violento temporale finanziario.

E così, vuoi per mancanza di tempo, vuoi per pigrizia o disinteresse, vuoi per la fiducia riposta nella persona sbagliata, diventiamo investitori che utilizzano strumenti finanziari sconosciuti: strumenti che rimangono, per noi, degli oggetti misteriosi.

Eppure, nella vita di tutti i giorni, siamo molto più attenti: prima di prenotare un hotel, leggiamo decine di recensioni e confrontiamo i prezzi su più siti; quando compriamo un nuovo smartphone, ne analizziamo le specifiche tecniche, guardiamo video-recensioni e cerchiamo l'offerta migliore. Controlliamo persino il conto del ristorante per assicurarci che non ci siano errori.

Dedichiamo molto tempo ed energie per decisioni che valgono poche decine o centinaia di euro.

Negli investimenti finanziari no.

Per qualche strano motivo, quando dobbiamo investire non pensiamo e non ci comportiamo nello stesso modo. Non abbiamo la stessa pazienza e non tolleriamo di sforzarci in prima persona.

Il rischio che corriamo però è alto, soprattutto se le cifre in ballo sono importanti.

Sembra che molti investitori siano vittime di quello che potremmo definire il paradosso del risparmiatore: il risparmiatore impiega molto tempo, anni o addirittura generazioni per accumulare un capitale e poi, al momento di investire, invece di prendersi il giusto tempo per capire, risolve la faccenda in modo sbrigativo, delegando magari a una persona appena conosciuta.

L'inevitabile conseguenza è che patrimoni costruiti in una vita rischiano di svanire rapidamente. Non è un caso se Warren Buffett ha riassunto il concetto in una frase lapidaria: "il rischio deriva dal non sapere cosa stai facendo".

La vera assicurazione sul nostro patrimonio non è la speranza, né la fiducia cieca in qualcun altro: è la conoscenza. Dedicare tempo a comprendere, porre le domande giuste e pretendere risposte chiare rappresenta l’investimento più redditizio che possiamo fare per il nostro futuro.

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I rendimenti passati non sono indicativi di quelli futuri.