I costi dei Fondi Comuni d'Investimento

I costi dei Fondi Comuni d'Investimento


17Set2019

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Andrea Investimenti finanziari 194 hits
Prima pubblicazione: 15 Settembre 2019

«There are risks and costs to action. But they are far less than the long range risks of comfortable inaction».

John F. Kennedy

I Fondi Comuni d'Investimento a gestione attiva devono la loro fama di essere prodotti finanziari troppo costosi alla svariata gamma di commissioni che li caratterizzano. Non tutti i tipi di commissioni che saranno analizzati in questo articolo vengono però applicati alla totalità dei fondi.

Gli alti costi dei fondi a gestione attiva sono il motivo principale per cui quelli a gestione passiva si sono diffusi in modo così rapido, conquistando una grande fetta di mercato.

Vediamo più in dettaglio le principali tipologie di costi.

TER

Tutti i fondi, inclusi ovviamente quelli a gestione attiva, hanno uno specifico costo detto TER, ovvero Total Expense Ratio.

Esso include:

  • Commissioni di gestione o spese correnti (queste ultime comprendono anche le commissioni di collocamento, se previste ed applicabili soltanto ai fondi a gestione attiva)
  • Commissioni di performance (presenti solo in alcuni fondi). Attenzione: la presenza di queste commissioni significa che se il gestore ottiene un buon risultato, dovrete pagargli anche una parte del vostro guadagno. In caso di pessimo risultato invece… niente vi è dovuto

Le commissioni di collocamento meritano una nota a parte. Questo tipo di commissioni sono un astuto modo di rimpiazzare le commissioni di sottoscrizione dei fondi (dette anche commissioni di ingresso, che saranno analizzate in seguito). Una loro ottima analisi è disponibile nella pubblicazione della Consob Il costo dei fondi comuni in Italia - Evoluzione temporale e confronto internazionale (numero 8, gennaio 2018, p. 17), i cui autori sono G. Finiguerra, G. Frati e R. Grasso. Ne riportiamo un estratto qui di seguito (il grassetto è nostro):

Le commissioni di collocamento consistono in una percentuale dell'ammontare investito che non grava immediatamente sul sottoscrittore, ma viene "anticipata" dal fondo, per conto del sottoscrittore, alla SGR. In tal modo, il fondo iscriverebbe all’attivo un credito nei confronti dei sottoscrittori che viene ripagato gradualmente nel tempo attraverso una riduzione del NAV utilizzando la voce di costo denominata “commissioni di collocamento". Tale meccanismo, ..., determina l’impossibilità di investire integralmente il patrimonio del fondo e quindi comporta un costo opportunità. Se il sottoscrittore decide di richiedere il rimborso delle quote del fondo prima che il fondo abbia interamente soddisfatto il suo credito, la parte rimanente viene addebitata all’investitore sotto forma di commissioni di uscita.

Tale tipo di meccanismo commissionale sarebbe più frequente nei fondi cosiddetti “a scadenza predefinita”, la cui diffusione è notevolmente cresciuta negli anni più recenti e che a fine 2016 rappresentavano oltre il 30% del patrimonio gestito. Tuttavia, i dati disponibili non consentono di verificare l’entità e la diffusione di tale fenomeno, poiché, come prima detto, non vi sono dati di dettaglio sulla voce “commissioni di collocamento” presente nella nota integrativa al rendiconto dei fondi.

Fate attenzione alle commissioni di collocamento: se trovate un fondo che le applica, evitatelo.

Il TER è espresso come percentuale del valore del fondo. Un TER del 2% significa che, approssimativamente, state pagando il 2% all'anno di commissioni.

La banca o il consulente non sempre (anzi, raramente) spiegano come viene pagato questo TER. Esso infatti è una commissione che non si vede in modo diretto: viene dedotta ogni giorno dal NAV di ogni quota del fondo che possedete.

E così, alla fine dell'anno, magari il fondo comune o la Sicav sulla quale avete investito ha guadagnato o perso il 10%: nessuno vi verrà mai a dire che, in realtà, il rendimento pulito del fondo comune era stato del 12% o del -8% e, al netto del TER pagato, a voi è rimasto solo il 10% oppure la perdita è salita al -10% (anche se l'entrata in vigore della MIFID II dovrebbe aiutare gli investitori a capire a quanto ammonta il costo nominale effettivamente pagato).

Ricordatevi che il TER varia in funzione della tipologia dei fondi: più elevato nei fondi azionari, più basso rispettivamente nei fondi bilanciati, flessibili, obbligazionari e monetari.

Non siamo assolutamente contrari alla presenza di commissioni: il lavoro deve essere pagato e deve essere pagato in modo adeguato. Purtroppo, in certi casi queste commissioni raggiungono valori astrusi e ingiustificabili (ben oltre il 2%, un valore che forse non è nemmeno pari al TER medio dei fondi azionari a gestione attiva, dato che in alcuni di essi si arriva a pagare un TER del 5% o anche più).

Naturalmente, più queste commissioni sono alte e più sarà improbabile che quel fondo abbia una buona e duratura performance.

Commissioni di sottoscrizione e di rimborso

Alcuni fondi prevedono delle commissioni di sottoscrizione e di rimborso.

Le commissioni di sottoscrizione sono calcolate in percentuale all'ammontare che investite. Il controvalore vi viene immediatamente decurtato: la banca o il consulente vi dice che pagate l'1% di sottoscrizione? Ok, vuol dire che se avevate intenzione di investire 10.000 euro, intanto 100 euro se li mettono in tasca loro, e 9.900 vanno nel fondo sottoscritto.

Le commissioni di rimborso si applicano al momento della liquidazione delle quote del fondo. Di solito, più tempo tenete le quote e meno gravose saranno.

Per fortuna queste due tipologie di commissioni sono applicate sempre meno. Tuttavia, sono ancora presenti e, se ingenuamente andate in banca e chiedete di investire in fondi comuni, ve le potrebbero applicare (in alcuni fondi potrebbero averle rimpiazzate con le commissioni di collocamento analizzate in precedenza).

Preparatevi a negoziarle con la banca o con il consulente finanziario abilitato all'offerta fuori sede (ex promotore finanziario) per farvele togliere. Se non cedono, cambiate banca o consulente.

Costi di transazione

Ogni volta che acquistate delle quote di un fondo comune dovete anche pagare dei costi di transazione, che vengono percepiti dalla banca che detiene il vostro conto titoli.

Questi costi sono generalmente fissi (ad esempio 9 euro per ogni acquisto o vendita), ma possono anche essere percentuali, con un minimo e (si spera) un massimo per operazione.

Conclusioni

Mettendo insieme tutto, vi sarete resi conto che i fondi comuni di investimento e le Sicav, ovvero i fondi a gestione attiva, sono dei prodotti finanziari costosi. Quali sono le alternative? In mancanza di strategie di investimento che mettano in secondo piano l'importanza dei costi, per risparmiare esistono ormai da diversi anni i fondi a gestione passiva, ovvero quei fondi che replicano esattamente un certo indice o benchmark.

La tipologia principale di fondi a gestione passiva è quella degli ETF (Exchange-Traded Fund). Il loro scopo non è quindi quello di fare meglio del loro benchmark, bensì quello di generare esattamente lo stesso rendimento del loro benchmark.

Anche sugli ETF, però, si devono pagare delle commissioni. Nello specifico:

  • TER: la percentuale applicata agli ETF è molto più bassa di quella applicata ai fondi comuni a gestione attiva
  • Costi di transazione: sono simili a quelle dei fondi a gestione attiva (ci sono alcune differenze dovute al fatto che gli ETF vengono trattati nella fase di Borsa che prende il nome di negoziazione continua, ma non sono diversità sostanziali)

In conclusione, fate molta attenzione al TER dei fondi ed all'eventuale presenza di commissioni di sottoscrizione o di rimborso nel caso di fondi attivi (se ci sono, fatevele togliere).

I fondi a gestione attiva e quelli a gestione passiva rappresentano due tipologie di prodotti finanziari simili, ma con diverse peculiarità. Con le giuste conoscenze e con analisi appropriate possono essere mixati in modo opportuno in un portafoglio di investimento.

Gli ETF però, sono obiettivamente più economici e comportano anche un rischio in meno, il cosiddetto "rischio gestore": è il rischio che un fondo a gestione attiva produca una performance al di sotto della media di categoria, nonostante le più elevate commissioni che avete pagato.

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