Un buon consulente finanziario sa di non sapere
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- Consulenza finanziaria
- Prima pubblicazione: 17 Maggio 2026
«Quanto più già si sa, tanto più bisogna ancora imparare. Con il sapere cresce nello stesso grado il non sapere, o meglio il sapere del non sapere».
Friedrich Nietzsche
Le discussioni nei forum finanziari sono un continuo alternarsi di domande e risposte: molte di queste esprimono opinioni, convinzioni, dubbi o esperienze personali dei partecipanti.
Sebbene nessuno lo ammetta, ognuno di noi è molto legato alle proprie opinioni ed è convinto di essere più vicino degli altri alla risposta giusta, alla verità.
Nei forum finanziari si trova un po’ di tutto: domande semplici, domande molto tecniche, dubbi legittimi, confronti tra portafogli, richieste di conferma e anche il bisogno di sentirsi dire che la scelta già fatta è quella corretta.
A ogni domanda, quasi sempre, segue una risposta. Anzi, di solito ne seguono molte: c’è chi risponde per esperienza personale, chi cita studi e statistiche, chi usa termini tecnici per dare più peso alla propria opinione, chi prova sinceramente ad aiutare.
In questo continuo scambio di pareri, però, si crea facilmente l’idea che per ogni domanda finanziaria debba esistere una risposta precisa, immediata e valida per tutti.
Il problema è che non funziona così.
Ci sono domande alle quali si può rispondere in modo abbastanza oggettivo: quanto costa un certo ETF, come si calcola un rendimento, che cosa significa duration, quali sono le differenze generali tra un’obbligazione e un’azione.
Altre domande, pur sembrando semplici, non hanno invece una risposta univoca.
Una di queste, ad esempio, è: meglio investire nel portafoglio A o nel portafoglio B? Non specifico la composizione dei due portafogli perché è inutile ai fini della conversazione.
Quando due portafogli sono entrambi ben costruiti e diversificati, la risposta più corretta può essere molto meno soddisfacente di quanto ci si aspetti: “non lo so”.
Questo perché l’analisi può portare a riconoscere che la differenza tra le due soluzioni non dipende solo da numeri, costi o rendimenti attesi, ma anche da elementi personali che sono "invisibili" nella domanda: orizzonte temporale, tolleranza alle perdite, stabilità del reddito, obiettivi, esperienza, capacità di restare investiti nei momenti difficili.
Di fronte a due ottimi portafogli, una risposta onesta potrebbe quindi essere: "non lo so". E non sarebbe una risposta evasiva. Sarebbe, probabilmente, la risposta più corretta.
Quando si danno risposte di questo tipo, si riconoscono i propri limiti. Proprio per questo non è per niente facile comportarsi così: di solito, si pensa che rispondere "non lo so" ci faccia fare una pessima figura.
Nei contesti pubblici, poi, questa difficoltà aumenta. Chi interviene in una discussione finanziaria tende a voler dimostrare preparazione, sicurezza e padronanza dell’argomento. Rispondere con decisione dà autorevolezza.
Usare un grafico, una statistica o un termine tecnico può rafforzare l’impressione di competenza: sono il primo a farlo. Ammettere che una risposta precisa non è possibile, invece, può sembrare debolezza.
Ma in finanza la sicurezza apparente è più pericolosa dell’incertezza dichiarata.
Quando in un forum finanziario viene posta una domanda, l’aspettativa implicita è quella di ottenere una risposta chiara: meglio questo o quello? Conviene entrare adesso o aspettare? È più efficiente questo ETF o quell’altro? Ha senso aumentare la quota azionaria?
Sono domande legittime, ma quasi sempre incomplete. Mancano il contesto, gli obiettivi, i vincoli personali e, soprattutto, manca la parte più difficile da valutare: il comportamento futuro dell’investitore.
Continuando a rispondere "non lo so", il rischio è quello di far nascere dei dubbi agli altri utenti, che potrebbero chiedersi cosa ci sta a fare un consulente finanziario in un forum finanziario se non sa neppure rispondere a delle "semplici" domande.
Non sarebbe più conveniente dare la risposta "giusta" o almeno condividere un’opinione netta? Che tipo di consulente finanziario è un consulente che risponde "non lo so"?
Premesso che in un forum finanziario non si fa consulenza ma, al limite, si discorre in modo generico dei vari argomenti che vengono trattati, come accade in qualunque spazio di confronto pubblico, credo che il compito di un consulente finanziario non sia sempre quello di dare delle risposte precise, neppure quando vengono richieste sotto forma di consigli o pareri secchi.
Un consulente dovrebbe essere in grado di capire quando una risposta, per quanto ordinata e ben argomentata, rischia di essere fuorviante.
Dire a un investitore quale portafoglio scegliere può sembrare utile, ma può anche spostare il peso della decisione su chi risponde. In quel momento l’investitore sta delegando, e una delega non compresa diventa fragile appena il mercato si muove nella direzione sbagliata.
Un buon consulente dovrebbe far luce sulle problematiche che riguardano il potenziale investitore; dovrebbe fargli vedere ciò che non vede; dovrebbe evidenziare i vantaggi e i pericoli delle sue idee e proporgli visioni alternative, in modo che l'investitore capisca meglio ciò che sta facendo e scelga in maniera autonoma.
Dovrebbe anche aiutarlo a capire che due portafogli possono avere pesi diversi, strumenti diversi o costi leggermente diversi, eppure produrre risultati futuri molto simili. Al contrario, due strategie che sulla carta sembrano equivalenti possono essere vissute in modo completamente diverso dall’investitore, soprattutto durante una fase di mercato negativa.
La qualità di una scelta dipende soprattutto dalla probabilità che quella scelta rimanga valida nel tempo.
È molto difficile e non è detto che ci riesca sempre.
Dando una risposta immediata, di solito non si offre un buon servizio. Rispondendo prontamente, però, si fa una bella figura e si dimostra quanto "si capisca" di finanza o di investimenti (specialmente se si fa ricorso a qualche tecnicismo).
Il più delle volte, questo tipo di risposte serve a poco, perché l'investitore non capisce bene quello che gli viene detto e, molto probabilmente, delegherà la scelta al consulente: una soluzione rischiosa, perché compromette la possibilità di portare a termine l'investimento con successo.
Quando manca la comprensione del perché si sia scelto un certo portafoglio, ogni fase negativa diventa una verifica emotiva difficilissima: l’investitore non sa più se la strategia sia ancora valida, se debba cambiare qualcosa, se abbia sbagliato tutto o se debba semplicemente avere pazienza.
La consulenza, in questo senso, dovrebbe rendere l'investitore più consapevole: ridurre le zone d’ombra, ordinare le informazioni, chiarire i compromessi e mostrare le conseguenze possibili delle diverse alternative.
Nel libro L'economia della mente, gli autori scrivono:
Questo spiega perché i vari esperti, in questi scenari artificiali, nuovi e complessi, siano in realtà coloro che sanno riconoscere i propri limiti. Si tratta di "esperti speciali": individui che, socraticamente, sanno di non sapere e di non essere in grado di prevedere il futuro. È una figura di esperto ben diversa da quella definita dall'opinione corrente. Nella nostra prospettiva, l'esperto non è la persona che conosce la risposta giusta, che sa risolvere un problema meglio di altri e che, per queste sue superiori capacità, è legittimato a divenire un leader. Purtroppo, la superbia di chi si considera un leader (un altro modo di tradurre overconfidence), da un lato, e la fiducia acritica da parte di chi crede in questo leader (la famigerata trust), dall'altro, tendono a offuscare l'effetto Galton. Nel lungo periodo, però, emergerà. E provocherà danni pesanti: ferite ai superbi e delusione ai creduloni. Per non parlare dei danni finanziari...
Il passaggio è utile perché descrive bene una distorsione molto frequente nel mondo degli investimenti: tendiamo ad attribuire più valore a chi mostra sicurezza che a chi espone dubbi, limiti e condizioni.
Eppure, quando si parla di futuro, mercati e comportamento umano, la consapevolezza dei limiti è parte integrante della competenza.
Sapere di non sapere significa evitare di trasformare un’incertezza reale in una certezza artificiale. Significa riconoscere che una scelta finanziaria non può essere valutata solo in base a ciò che sembra migliore oggi, ma anche in base alla capacità dell’investitore di sostenerla domani.
Può darsi che serva del tempo prima che l'investitore arrivi a interiorizzare le nuove informazioni e riesca a scegliere la strategia o il portafoglio più adatto alle sue esigenze: sarà il tempo speso meglio in assoluto.
Quel tempo serve a chiarire le priorità, a capire i compromessi e a ridurre il rischio di decisioni prese solo per imitazione, pressione esterna o desiderio di trovare la soluzione perfetta. In finanza, infatti, la soluzione perfetta non esiste.
Una volta che l'investimento è partito, ogni cambiamento di strategia, correzione in corsa o, caso peggiore ma frequentissimo, disinvestimento anticipato, farà perdere soldi e tempo: se è vero che i soldi si possono recuperare (anche se non è facile), sul tempo non c'è niente da fare.
La serie di articoli sulla "Consulenza finanziaria" contiene:
La consulenza finanziaria: principi generali e tipologie
I servizi di consulenza finanziaria indipendente
L'etica e la sua importanza nella professione della consulenza finanziaria
