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Quanto sono affidabili le raccomandazioni degli analisti?

Quanto sono affidabili le raccomandazioni degli analisti?


08Mar2026

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Andrea Gonzali Blog
Prima pubblicazione: 28 Settembre 2020

«I always pass on good advice. It is the only thing to do with it. It is never of any use to oneself».

Oscar Wilde

Questo articolo fa parte del Percorso intermedio, pensato per chi possiede già le basi e vuole approfondire strategie di investimento e concetti teorici per una comprensione più approfondita della finanza. In fondo alla pagina, troverai il link al prossimo articolo del percorso.

Quanto sono affidabili le raccomandazioni degli analisti?

Poco o niente.

Seguire le raccomandazioni di acquisto o di vendita degli analisti con l’obiettivo di ottenere guadagni sistematici sui mercati azionari, purtroppo, raramente conduce ai risultati sperati.

Numerosi studi hanno esaminato questa questione negli ultimi decenni e le evidenze disponibili indicano che, nel loro insieme, le raccomandazioni pubbliche degli analisti mostrano una capacità molto limitata di anticipare le performance future dei titoli.

In particolare, analisi condotte su ampi campioni di raccomandazioni – che comprendono milioni di rating emessi su titoli globali – non hanno individuato alcuna correlazione statisticamente robusta tra il giudizio complessivo degli analisti e l'andamento successivo delle azioni raccomandate.

Come è possibile considerare più raccomandazioni su un'unica azione nel loro insieme?

Un modo è quello di aggregare i diversi giudizi espressi dagli analisti attraverso un indicatore sintetico. Un approccio frequentemente utilizzato nella letteratura accademica impiega un indice chiamato rating ratio, calcolato nel modo seguente:

\begin{equation*}
\text{Rating ratio}(t)=
\frac{\text{Numero di rating positivi}(t)-\text{Numero di rating negativi}(t)}
{\text{Numero totale dei rating}(t)}
\end{equation*}

Questo indicatore sintetizza il giudizio complessivo del mercato degli analisti su un determinato titolo in un preciso momento temporale.

L’indice assume valori compresi tra −1 e +1: il valore −1 corrisponde a una situazione in cui tutte le raccomandazioni risultano negative, mentre +1 indica che tutti gli analisti esprimono un giudizio positivo. Un valore pari a zero segnala invece un equilibrio tra raccomandazioni positive e negative.

L’utilizzo di un indicatore aggregato consente di trasformare una pluralità di opinioni individuali in una misura quantitativa comparabile tra titoli e nel tempo, facilitando così l’analisi della relazione tra raccomandazioni e rendimenti successivi.

Ovviamente, un indicatore aggregato non implica che tutte le raccomandazioni abbiano la stessa qualità informativa: alcuni analisti potrebbero disporre di competenze superiori, di un accesso più approfondito alle informazioni aziendali o di modelli di valutazione più accurati.

In linea teorica, quindi, alcune raccomandazioni potrebbero essere più affidabili di altre.

Purtroppo, è impossibile identificare con certezza, in anticipo, quali analisti forniranno le previsioni più accurate.

Un analista può registrare una lunga sequenza di raccomandazioni corrette nel corso del tempo: una simile serie di risultati potrebbe riflettere competenza analitica, accesso privilegiato alle informazioni oppure semplicemente una combinazione favorevole di circostanze.

Per stabilire quale di queste spiegazioni sia corretta sarebbe necessario analizzare in dettaglio il processo decisionale di ciascun analista, valutando metodologie di stima, modelli di valutazione e qualità delle informazioni utilizzate.

Un simile approccio trasformerebbe l’analisi delle raccomandazioni in uno studio sistematico degli analisti stessi.

In pratica, ciò richiederebbe la presenza di un “analista degli analisti”: una figura incaricata di valutare il metodo e la qualità delle analisi prodotte dai professionisti del settore.

Un processo di questo tipo finirebbe per generare una catena potenzialmente infinita di valutazioni e controvalutazioni, rendendo difficile arrivare a delle conclusioni affidabili.

Un approccio alternativo consiste nel basarsi esclusivamente sulla serie storica dei risultati ottenuti da un determinato analista.

Anche questa soluzione, però, ha un problema ben noto agli investitori: la performance passata non è indicativa della performance futura, principio che viene ricordato sistematicamente nei documenti informativi dei prodotti finanziari attraverso il noto disclaimer secondo cui i rendimenti passati non sono indicativi di quelli futuri.

Scegliere di seguire le raccomandazioni di un analista unicamente sulla base dei risultati conseguiti in passato assomiglia quindi alla decisione di investire in un fondo o in un titolo azionario che ha registrato i migliori rendimenti negli anni precedenti.

L’esperienza dei mercati finanziari mostra che strategie di questo tipo non offrono alcuna garanzia di replicare in futuro gli stessi risultati.

Un ulteriore elemento riguarda la distribuzione delle raccomandazioni emesse dagli analisti. Lo studio citato in precedenza evidenzia una forte prevalenza di giudizi positivi rispetto a quelli negativi: su milioni di raccomandazioni relative ai titoli dell’indice MSCI World, circa il 49% delle raccomandazioni è positivo, il 39% neutrale e soltanto il 12% negativo.

Una simile distribuzione delle raccomandazioni può essere spiegata da diversi fattori:

  • I mercati azionari tendono a crescere nel lungo periodo e le valutazioni degli analisti si basano spesso su prezzi obiettivo proiettati a diversi mesi nel futuro, il che favorisce la formulazione di giudizi positivi.
  • Gli analisti che lavorano presso banche d’investimento operano in un contesto nel quale relazioni con le società analizzate e attività di investment banking possono incentivare valutazioni favorevoli.
  • L’accesso al management delle imprese rappresenta anch'esso un importante elemento: analisi troppo negative possono ridurre le opportunità di dialogo con il management aziendale e limitare l’accesso a informazioni utili.

Nel loro insieme, questi fattori contribuiscono a spiegare la presenza di un diffuso bias ottimistico nelle raccomandazioni degli analisti e perché il livello assoluto delle raccomandazioni abbia una capacità predittiva limitata.

È anche vero, però, che ridurre il lavoro degli analisti al semplice rating finale rappresenterebbe una semplificazione eccessiva. Le raccomandazioni più articolate sono accompagnate da un insieme ampio di informazioni aggiuntive, tra cui:

  • Analisi dei risultati finanziari recenti della società.
  • Previsioni sui ricavi e sugli utili futuri.
  • Stime sui dividendi attesi.
  • Valutazioni sul posizionamento competitivo dell’impresa.

Questi elementi costituiscono spesso la parte più informativa dell’analisi: alcuni investitori potrebbero utilizzarli per approfondire la conoscenza delle società presenti nel proprio portafoglio, mentre altri potrebbero integrarli nei propri modelli di valutazione o nelle strategie quantitative.

Alcuni studi suggeriscono che le revisioni delle raccomandazioni, più del livello assoluto del rating, possano contenere informazione utile per il mercato nel breve periodo.

La letteratura, però, presenta risultati eterogenei: in alcuni casi upgrade e downgrade sono seguiti da movimenti di prezzo coerenti, mentre in altri casi l’effetto appare debole, rapido a esaurirsi oppure legato a circostanze specifiche.

Il valore informativo delle raccomandazioni risulta quindi maggiore quando vengono analizzate in modo dinamico, osservando come le opinioni degli analisti cambiano nel tempo.

In ogni caso, non esistono scorciatoie semplici o strategie infallibili per ottenere guadagni rapidi attraverso lo stock picking, neppure quando le decisioni di investimento si basano sulle raccomandazioni degli analisti.

Il funzionamento dei mercati finanziari rende estremamente difficile individuare con continuità titoli sottovalutati nel breve periodo, soprattutto quando le informazioni disponibili sono già ampiamente diffuse tra gli operatori.

In fin dei conti, se gli analisti possedessero una capacità costante di identificare con precisione i futuri vincitori del mercato, la conseguenza più naturale sarebbe il loro passaggio diretto alla gestione di fondi o all'investimento con capitali propri, sfruttando tali informazioni per generare profitti elevati.

La realtà dei mercati finanziari mostra invece un quadro molto più complesso, nel quale l’analisi fondamentale rappresenta una tecnica molto utilizzata ma di dubbia efficacia.

Le raccomandazioni degli analisti possono quindi essere considerate una fonte di informazione utile, purché vengano interpretate con prudenza e integrate in un processo di analisi più ampio e strutturato. 

Il Percorso intermedio continua con l'articolo:

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Tutti i tipi di investimento sono rischiosi. Il livello di rischio può essere più o meno alto e i rendimenti possono variare al rialzo o al ribasso. Ogni investimento è soggetto al rischio di perdita.
I rendimenti passati non sono indicativi di quelli futuri.