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Diversificazione: la chiave per un buon investimento?

Diversificazione: la chiave per un buon investimento?


01Gen2021

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Andrea Gonzali Blog 3021 hits
Prima pubblicazione: 29 Novembre 2020

«The future is always coming up with surprises for us, and the best way to insulate yourself from these surprises is to diversify».

Robert Shiller

La diversificazione è una delle chiavi per realizzare un buon investimento. E' una regola che si dovrebbe sempre rispettare quando si investe.

Cosa vuol dire diversificare? Diversificare significa diminuire il rischio di una grossa perdita dovuta a una forte riduzione del prezzo dell'unico o dei pochi titoli su cui ho investito i miei soldi.

È una pratica di saggezza che andrebbe seguita un po' in tutti gli aspetti della vita: rappresenta l'applicazione in termini finanziari di un vecchio proverbio, presente in tutte le culture, che consiglia di non mettere mai tutte le uova nello stesso paniere.

D'altra parte, ancora oggi in molte zone africane (e anche in Italia fino agli anni '50 del secolo scorso), un fabbro è anche agricoltore e se per qualsiasi motivo non riesce più a smerciare gli oggetti che forgia, sarà comunque in grado di sostenere la sua famiglia con i prodotti agricoli coltivati nel proprio appezzamento di terreno.

La diversificazione permette di mitigare l'impatto sul portafoglio del pessimo rendimento di un singolo prodotto finanziario.

Esistono due livelli di diversificazione: il primo consiste nell'acquistare titoli che hanno rendimenti non correlati linearmente.

Una correlazione lineare il più possibile vicina a zero o addirittura negativa è importante perché, altrimenti, a poco servirebbe avere tanti titoli in portafoglio: in caso di andamento negativo del mercato sottostante, tutti i prodotti finanziari, più o meno all'unisono (tanto più quanto più la correlazione si avvicina a 1), ne risentirebbero negativamente.

Purtroppo non è facile individuare prodotti che non siano correlati linearmente. Spesso la cosa diventa quasi impossibile: basti pensare ai mercati azionari. I mercati azionari, anche quando relativi a zone geografiche molto distanti, sono quasi sempre interconnessi: da qui la difficoltà di trovare fondi azionari non correlati o correlati negativamente.

Questo compito diventa più accessibile – e comunque non facile – quando si correlano mercati azionari e obbligazionari, azionari e monetari e così via.

Diversificare significa diminuire la volatilità del proprio portafoglio. In termini matematici, diversificare il portafoglio significa ridurne la varianza dei rendimenti.

Il secondo livello di diversificazione è rappresentato dalla natura stessa di alcuni prodotti finanziari: ETF, Sicav e Fondi Comuni d'Investimento. Ognuno di essi contiene decine, centinaia o addirittura migliaia di titoli.

Possederne anche una sola quota, significa avere in portafoglio una piccola percentuale di ognuno di essi.

Questo tipo di diversificazione è assolutamente cruciale per eliminare o quantomeno mitigare i danni dovuti, ad esempio, al fallimento di una società. In caso di bancarotta, infatti, tutti gli azionisti – che sono per definizione i proprietari della società – vedrebbero scendere a zero il valore delle loro azioni.

Estremizzando, un investitore che avesse il proprio patrimonio composto solamente dalle azioni di quella società perderebbe tutto: il valore del patrimonio andrebbe improvvisamente a zero.

Naturalmente, anche le azioni della società fallita che facevano parte del sottostante di un fondo subirebbero lo stesso destino, ma con una importante differenza: quella società sarebbe stata soltanto una tra le decine o le centinaia appartenenti al fondo stesso e il danno di quel fallimento sarebbe perciò minimo.

La diversificazione può essere interpretata come una sorta di polizza di assicurazione che mi copre dal rischio di scegliere il prodotto finanziario sbagliato. Se acquisto un solo titolo non diversifico (al limite, sfrutto soltanto il secondo livello di diversificazione visto poco sopra – e già non è poco) e, se non diversifico, il rischio del mio investimento cresce: se mi va bene, posso guadagnare di più rispetto a un portafoglio diversificato. Ma se mi va male, potrebbero essere guai seri.

La diversificazione è un argomento molto dibattuto ancora oggi, a distanza di oltre 65 anni dalla pubblicazione dell'articolo Portfolio Selection da parte di Harry Markowitz, il primo studioso a formalizzare matematicamente la nozione di diversificazione degli investimenti (nel 1990 vincerà il premio Nobel per l'Economia insieme a Merton Miller e William Sharpe).

Markowitz dimostrò come per mezzo della diversificazione sia possibile ridurre il rischio di un portafoglio senza modificarne il rendimento atteso o, in maniera analoga, sia possibile aumentare il rendimento atteso del portafoglio senza modificarne il rischio.

Nel grafico seguente, che raffigura una ipotetica frontiera efficiente di un portafoglio costituito da 3 titoli (A, B e C), si può notare come il Portafoglio tangente (detto talvolta ottimale) sia preferibile rispetto a tutti quelli situati nell'area sottostante, dato che a parità di rischio, il rendimento atteso è più alto:

Diversificazione chiave buon investimento

In seguito, William Sharpe giunse alla conclusione che il rischio sistematico – quello che coinvolge tutte le imprese nel suo complesso – non può essere eliminato, mentre il rischio specifico – caratteristico della singola impresa – tende ad annullarsi proprio grazie alla diversificazione.

Non tutti sono d'accordo sull'utilità della diversificazione. La diversificazione può essere un errore nei seguenti casi:

  • Presenza nello stesso portafoglio di due o più titoli dai rendimenti troppo correlati linearmente tra loro
  • Presenza nello stesso portafoglio di così tanti titoli che alcuni di essi non offrono più alcun beneficio nella diversificazione del rischio; costituiscono soltanto un costo in più
  • Presenza di titoli "esotici", dal funzionamento particolarmente complicato o troppo costosi, soprattutto se poco liquidi
  • L'obiettivo dell'investitore è ottenere risultati spettacolari, invece che puntare a replicare il rendimento del mercato. Naturalmente, il rischio assunto sarà direttamente proporzionale all'entità dei rendimenti attesi

Warren Buffett, un investitore che ha fatto della concentrazione degli investimenti un suo cavallo di battaglia, sostiente che "Wide diversification is only required when investors do not understand what they are doing". In italiano, suona più o meno così: "Un'ampia diversificazione è necessaria soltanto quando gli investitori non capiscono quello che stanno facendo".

Warren Buffett ha ragione: si può guadagnare di più, anche molto di più, senza diversificare, a condizione di agire con cognizione di causa e di conoscere esattamente le potenzialità e il timing di crescita del titolo che si sta comprando: concentrando, invece che diversificando l'investimento.

Ma Warren Buffett è probabilmente il più grande investitore della storia e ha dimostrato di sapere esattamente quello che stava facendo durante tutta la sua carriera.

Ve la sentite di fare come lui? Siete sicuri di avere le sue conoscenze e le sue informazioni? Avete voglia di rischiare il vostro patrimonio finanziario concentrando l'investimento, invece che diversificarlo? Siete sicuri di sapere che i titoli che volete acquistare cresceranno più della media, e lo faranno proprio quando voi avrete deciso di acquistarli?

Se la risposta è no anche a una sola di queste domande, è meglio scegliere il percorso meno rischioso e pagare il prezzo della polizza di assicurazione che si chiama diversificazione. Probabilmente, questa è la strategia migliore per il 99,99% degli investitori.

Così come c'è chi la critica, ci sono tanti economisti ed esperti di finanza che sostengono la diversificazione, o che l'hanno sostenuta in passato.

Uno di questi è John Templeton, il fondatore di Templeton, Galbraith & Hansberger Ltd, una società di gestione del risparmio che diventerà Franklin Templeton Investments nel 1992, dopo la fusione con la Franklin Resources Inc.

Questa è una delle sue più note riflessioni:

In my 45-year career as an investment counselor, humility did show me the need for worldwide diversification to reduce risk. That career did help me to become more and more humble because statistics showed that when I advised a client to buy one stock to replace another, about one-third of the time the client would have done better to ignore my advice. In other endeavors, humility about how little I know has encouraged me to listen more carefully and more wisely.

Possiamo tradurre quanto sopra nel modo seguente:

Nei miei 45 anni di carriera come consulente in materia di investimenti, l'umiltà mi ha dimostrato la necessità di una diversificazione globale per ridurre i rischi. La mia carriera mi ha aiutato a diventare sempre più umile, perché i numeri hanno dimostrato che quando ho consigliato a un cliente di comprare un'azione per rimpiazzarne un'altra, circa un terzo delle volte quel cliente avrebbe fatto meglio a ignorare il mio consiglio. In altre circostanze, l'umiltà di riconoscere la limitatezza delle mie conoscenze mi ha incoraggiato ad ascoltare più attentamente e in modo più saggio.

Sono parole di grande importanza, perché dette da uno dei più grandi investitori che siano mai esistiti. Dovrebbero far riflettere chiunque voglia tentare di concentrare i propri investimenti.

Quindi sì, è vero che la diversificazione può a volte essere un errore: abbiamo anche elencato alcuni motivi a sostegno di questa tesi. Più che la diversificazione, però, è l'eccessiva diversificazione a essere sbagliata.

Scegliere la strategia della concentrazione degli investimenti è molto rischioso. Richiede delle capacità fuori dal normale; un talento eccezionale. La fortuna, per avere successo nel lungo termine, non basta.

Per la stragrande maggioranza degli investitori, la diversificazione è una strategia imprescindibile.

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Tutti i tipi di investimento sono rischiosi. Il livello di rischio può essere più o meno alto e i rendimenti possono variare al rialzo o al ribasso. Ogni investimento è soggetto al rischio di perdita.
I rendimenti passati non sono indicativi di quelli futuri.